27 Novembre 2020 / 27. november 2020

Krizni čas je lahko dragocen
Anche una crisi svela aspetti preziosi

Può apparire come qualche cosa di cinico, e drammaticamente irrispettoso, parlare dei potenziali effetti positivi di una crisi, e ancor più durante una crisi come quella attuale, con tante persone che soffrono e che muoiono. Nondimeno è necessario: anche, e proprio, in questi momenti mantenere lucidità, distinguere tra le apparenze, tra il bene e il male, dal quale – l’esperienza insegna – può anche derivare qualche cosa di buono. E in effetti possiamo osservare che il virus produce effetti diversi, diretti e indiretti, voluti o non voluti, in diversi settori, a volte in modo del tutto inatteso.

C’è già una certa letteratura a riguardo, come dicono gli economisti, che sono maestri in fatto di cinismo – do not waste a good crisis, non sprecare una buona crisi … –; è ovvio che con il lockdown sono spariti dalle strade i pusher che rovinano i nostri giovani, ci sono meno incidenti e meno polveri sottili, e che in molti riscopriamo valori di vicinanza che si erano affievoliti. Qualche sociologo ha anche azzardato una riduzione strutturale del lavoro sommerso – piaga secolare dell’economia italiana –, considerando che solo chi ha il posto in regola può chiedere «ristori» e quant’altro.

C’è certamente in giro una certa tristezza, e i rischi di un effetto depressivo «di massa» non sono da non sottovalutare, ma c’è anche molta meno stupidità in televisione e altrove. Le categorie deboli sono sicuramente le più coinvolte, ma è evidente un recupero di tensione solidale; gli adolescenti – forse i più colpiti emozionalmente dal lockdown – avranno modo di recuperare e anche riflettere sulla sofferenza che a volte colpisce indistintamente tutti, quindi potranno capire che non tutto è dovuto, che la vita non è un’ininterrotta Disneyland: sarà una lezione dalla quale trarranno giovamento per tutta la vita (i bambini invece, si spera, potranno continuare a frequentare la scuola, che si rivela essere, al momento, un luogo piuttosto sicuro, ottimamente gestito da una categoria, gli insegnanti del servizio pubblico, troppo spesso oggetto di critiche). Comunque si assiste a scene di studenti che «scioperano» per poter tornare sui banchi di scuola (non per andare a spasso!): secondo qualcuno il virus ci renderà tutti un po’ più seri e consapevoli. Se posso permettermi una nota autobiografica, grazie alla «tranquillità» del lockdown, ho anche potuto concludere il libro di 500 pagine sulla geopolitica in Asia centrale, tutte fonti in russo, tedesco e cinese, che altrimenti sarebbe ancorà lì.

Ci vorrà tempo per verificare l’impatto di tutto questo sugli elementi «strutturali», ma certamente il virus sta cambiando alcune tendenze di fondo, che si pensavano irreversibili, chissà, forse portando a qualche cambiamento importante nelle abitudini, e anche nella stessa geografia, e sullo stesso schema centro-periferia che si è consolidato in modo così distruttivo nel corso dei decenni. Il virus porta a ridurre le occasioni di contiguità, e in genere di socialità, e allora porta a recuperare relazioni di tipo intimo e familiare, il dialogo con se stessi, e con i propri cari; si cerca con insistenza il contatto con la natura, la solitudine dei grandi spazi – di cui le nostre montagne abbondano. E questo, chi vive in periferia, lo può notare: i laghi di Fusine e del Predil – solo per parlare della Valcanale – in ottobre erano affollati come Lignano in agosto, aree camper e campeggi sono pieni anche fuori stagione, seconde case abbandonate vengono recuperate, borghi sperduti e destinazioni inconsuete diventano meta di visite sempre più frequenti (in regione siamo fortunati, abbondiamo di località straordinarie, e raggiungibili in giornata – ce ne siamo accorti anche prima che il Mangart finisse sui barattoli della Nutella). E così per tutta una serie di eventi che fanno pensare a una riscoperta delle località periferiche e a un cambiamento delle consuetudini: come si legge sul Dom, bambini di Udine vanno a scuola a Taipana, o da Tarcento a Vedronza – dove possono studiare anche qualche ora in slovensko, finalmente! – ; e poi imprenditori delle Valli – e delle aree periferiche in genere – che si mettono insieme: tra le varie iniziative «Le donne della Benečija», «Marajna», «Sapori delle Valli», «Invito a pranzo»; così il successo che sta registrando l’albergo diffuso di Tribil Superiore, che ha registrato un boom di presenze, e altre strutture ricettive; così per sentieri di montagna e tematici presi d’assalto dagli escursionisti, e così per le attività agricole e agrituristiche, e questo – a quanto sembra – un po’ dappertutto in Benecia, Resia e Valcanale.

È evidente che, seppure davanti a un computer, i nostri operatori stanno intensificando i rapporti: mettendosi in «rete» poi sarà più facile collegarsi anche materialmente. In genere la società della periferia sta avendo un certo risveglio; devo dire che, in epoca di lockdown, abitualmente mi ritrovo, non so perché, la mattina presto a partecipare a riunioni informali, e spontanee, nei cortili, con i miei vicini, che abitualmente neppure vedo per settimane o mesi (tutti impegnati come sono, in epoca di normalità, nelle loro faccende): ci ritroviamo lì certamente a maledire il virus, ma anche a discutere di iniziative. Può essere una svolta per il futuro delle nostre valli, così come è successo in passato – in bene e in male – per altre catastrofi (pensiamo solo al terremoto).

Certamente non si può parlare di effetti positivi del coronavirus, nondimeno si stratta di aspetti da considerare. Il virus è qui, tra di noi, dobbiamo stare attenti, ma prima o poi scomparirà, se ne andrà come è venuto, improvvisamente, e allora dovremo essere pronti a raccogliere i cocci e a ripartire. (Igor Jelen, professore di Geografia politica ed economica all’Università di Trieste)

V težkih razmerah, v katerih živimo od marca naprej, so naše doline pokazale kar nekaj prednosti in so za marsikaterega postale privlačne kot turistična destinacija, pa tudi kot kraj stalnega bivališča. Številni podjetniki so končno spoznali, da je treba skupaj delati. To bo še kako koristno, ko bo koronakriza mimo. O tem razmišlja Igor Jelen, univerzitetni profesor za politično in ekonomsko geografijo na Univerzi v Trstu.