Fermi tutti. È il mantra dei signori dell’algoritmo. Ci sto, fermi tutti, ma nel senso di fermiamoci un momento tutti, perché correre senza meta gridando «moriremo tutti» è il modo migliore per finire contro un muro o giù da un dirupo, e per giunta senza neppure sapere perché. Non vale la pena fare la cronaca degli allarmi, dei casi, ed elencare le Cassandre. Fermiamoci piuttosto a capire a che punto stiamo davvero.
Primo passaggio: le intelligenze artificiali sono ormai al plurale. Nei laboratori dei signori dell’algoritmo non si contano più i nuovi robot agentici che sanno fare cose, imparano a fare cose, arrivano là dove nessuno immaginava sapessero arrivare. A monte abbiamo un arsenale robotico senza gambe e braccia che corre, a valle strutture socio-tecniche del tutto impreparate (cybersecurity, digital literacy e così via).
Secondo passaggio: i poteri sono quelli, i signori dell’algoritmo sono una manciata e nessuno oggi può scalare quella montagna partendo quasi da zero. E ciascuno risponde unicamente, e di fatto, a se stesso – sono soggetti privati – e allo schieramento geopolitico che ha permesso che avessero tale potere e posizionamento. Un ibrido strano: monopolio privato e asset geostrategico pubblico.
Ma non un mostro a due teste, perché la testa, qui, non è ancora ben chiaro quale sia, almeno non in Occidente. In Cina forse è più chiaro, ma le carte, quando si parla di Cina, si mischiano nuovamente, perché la Cina non conquista il mondo con gli eserciti, ma con le partecipazioni azionarie, le percentuali di debito pubblico, terre rare, foreste e autostrade di Africa e Sud America.
Terzo passaggio: una marea inimmaginabile di denaro investito in prodotti che ancora non hanno un mercato, se non quello molto ristretto, benché lucroso, militare, e quello, di fatto in perdita, dell’IA che risiede nei nostri pc: a buon prezzo per noi, cara per loro, ma utile a creare una dipendenza sociale globale nell’immediato futuro.
Quarto passaggio: sono giganti con piedi d’argilla, perché piano piano, da sotto, soggetti molto più piccoli, molto meno capitalizzati ed esposti, stanno creando l’IA che in effetti serve al cliente finale, all’impresa, alla fabbrica. Velocemente, troppo perché i grandi monopolisti abbiano avuto il tempo di remunerare davvero gli investimenti.
Cosa ci occorre, allora? Un’architettura costituzionale che bilanci davvero questi nuovi poteri: leggi e leggine non servono e non bastano. Occorre che i clienti finali, le imprese, le industrie, gli ordini professionali, il mondo dell’educazione e gli organismi intermedi sappiano un po’ meglio cosa accade e decidano effettivamente dove vogliono andare e perché. Di qui potranno decidere con cosa, e chiedere che dal laboratorio esca ciò che serve, non il bot, che fa notizia per un giorno.
La mia vera paura? Che trovare un nemico, presunto, serva ad armare ancora di più l’IA, ossia a dare potere, affinché ci salvi, a chi già ne ha in modo spropositato. Creare il nemico, poteri speciali, consenso alla sospensione delle regole, soldi pubblici: una storia già vista. Ma noi continuiamo a preoccuparci di qualche nostalgico con il braccio alzato.
Almeno chi è cattolico dovrebbe cominciare ad ascoltare il Papa e smettere di ascoltare quello che l’algoritmo gli suggerisce di leggere.
Non abbiamo bisogno di combattenti da tastiera, ma di persone serie che capiscono quello che leggono e, soprattutto, capiscono quello che non si scrive mai. Siamo così sicuri di aver capito quale sia la vera minaccia alla democrazia e alla fede?
Luca Peyron (www.agensir.it)
Umetna inteligenca se hitro razvija, družba pa temu razvoju še ne uspeva slediti. V laboratorijih velikih tehnoloških podjetij nastajajo novi sistemi, ki lahko opravljajo vedno več nalog, medtem ko področja, kot sta kibernetska varnost in digitalna pismenost, na to niso dovolj pripravljena. Zato se moramo, po mnenju avtorja, za trenutek ustaviti in razumeti, kje smo in v katero smer gremo.
Velika moč je dandanes koncentrirana v rokah majhnega števila zasebnih podjetij, ki imajo tudi velik gospodarski in geopolitični vpliv. V razvoj umetne inteligence se vlaga ogromno denarja, čeprav za številne izdelke še ni pravega trga. Ob tem manjša podjetja razvijajo rešitve, ki so bolj neposredno povezane s potrebami podjetij, industrije in končnih uporabnikov.
Prav zato avtor meni, da potrebujemo boljši sistem pravil, ki bi lahko uravnotežil moč velikih tehnoloških podjetij. Pomembno je tudi, da podjetja, izobraževalne ustanove in druge družbene skupine bolje razumejo, kaj umetna inteligenca omogoča in za kaj jo želijo uporabljati. Šele nato se lahko odločijo, katere rešitve dejansko potrebujejo, namesto da bi sprejemale vsako novo tehnologijo samo zato, ker pritegne pozornost.
Avtorja posebej skrbi, da bi strah pred domnevnim sovražnikom lahko pripeljal do povečanje moči tistim, ki jo imajo že dovolj. Zato opozarja, da ne potrebujemo ljudi, ki slepo sledijo algoritmom ali se borijo za tipkovnicami, temveč ljudi, ki znajo razmišljati in razumeti širše posledice tehnološkega razvoja. Pri tem se sprašuje tudi, ali res razumemo, katere nevarnosti lahko razvoj umetne inteligence prinese za demokracijo in vero.
Prevod in povzetek: D. D.






