1 giugno 2018 / 1. junij 2018

Spodrsljaj ne bo prekinil skupne poti
L’incidente non pregiudica il cammino

5SpietarL’assenza di preghiere e canti in lingua slovena alla celebrazione delle prime comunione a San Pietro al Natisone, lo scorso 6 maggio, ha scaldato gli animi e suscitato polemiche nelle Valli del Natisone e oltre. Dopo la lettera-denuncia ai giornali di una mamma, la vicenda ha innescato un ampio dibattito sull’uso delle lingua slovena, sia nella variante dialettale locale che in quella standard. Per stigmatizzare l’accaduto e per chiedere che ciò non abbia a ripetersi, la Confederazione delle organizzazioni slovene-SSO, le associazioni «don Eugenio Blanchini» e «don Mario Cernet» nonché la senatrice Tatjana Rojc hanno scritto all’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato.

Qualizza. «Bene l’idea di far pregare i genitori ognuno nella propria lingua, però non abbiamo capito l’esclusione dello sloveno. Da qui il nostro dispiacere e anche la nostra critica».

Zanon. «Faccio una premessa. Per me è importante lo stile, l’impostazione del cammino che ho intrapreso prima a San Leonardo e poi a San Pietro. Il camminare insieme è un aspetto fondamentale ed esige un dialogo non assembleare, ma comunitario. È per questo che ho cercato di confrontare ogni iniziativa a livello di comunità. Un secondo aspetto riguarda il contesto e la situazione attuale. Ho cercato di riflettere in maniera approfondita per quanto riguarda questo aspetto e soprattutto il modo in cui approfondire la questione. Ho scelto la strada del dialogo con i singoli soggetti, perché ritengo che questioni così delicate vadano prima di tutto approfondite a livello personale, perché c’è la possibilità di un dialogo e chiarificazione. Per quanto riguarda l’aspetto mediatico sono sempre stato un po’ titubante, perché manca il confronto, senza il quale si corre il rischio di trovarsi in situazioni in cui non si riesce più a capirsi. È una cammino lungo, però queste sono le due premesse che mi sembra importante chiarire».

Qualizza. «Dunque, la tua intenzione è di dialogare con tutti e anche di dare spazio alle diverse espressioni o scelte linguistico-culturali… Ma quest’apertura ha bisogno di verifiche perché finora è rimasta alla fase progettuale. Necessita di realizzazione. L’anno scorso è arrivata da un bel gruppo di genitori la proposta di fare il catechismo anche in sloveno. Eravamo giunti a un accordo, che prevedeva di cominciare con le preghiere e con i canti, per vincere quella cortina che impedisce l’incontro… Il quesito era logico: se abbiamo in zona una scuola bilingue, frequentata da oltre la metà dei bambini, come Chiesa dobbiamo far finta che non ci sia o entrare in collaborazione? Il nostro desiderio che non vada perduto il patrimonio di tradizioni religiose non è nostalgia, ma necessità di conservare un tesoro, perché non vada in museo, ma venga vissuto in questo senso. Ci viene a sostegno anche il discorso del Papa ai genitori, che il 5 gennaio scorso aveva detto: adoperate il vostro dialetto, la lingua dell’amore che si coltiva in casa».

Zanon. «Allora io penso a un cammino di fede e mi ricollego all’esperienza della Pentecoste, che ha come momento fondante la prima parte del racconto: “Erano riuniti nello stesso luogo”, frase che sappiamo essere non solo un’indicazione di carattere logistico, ma soprattuto esperienza di fede. Nei nostri incontri multipli estivi sulla richiesta di catechismo in sloveno ho sottolineato questo aspetto: l’esperienza di fede è una esperienza dove la comunità nella sua diversità trova unità. La chiesa e i luoghi in cui la comunità si trova sono imprescindibili per l’esperienza di fede. Eravamo partiti per dire che il catechismo, sempre più, passo dopo passo, tiene conto, rivive, riscopre, reinventa l’esperienza di fede, partendo dalle diverse anime. Altrimenti si rischia di non riuscire a vivere l’esperienza di fede e anche il rispetto dei singoli ambiti. Io credo nel valore dell’istruzione in luoghi laici, liberi nelle loro finalità. Per questo avevamo scelto di distinguere i luoghi (della scuola e del catechismo, ndr) per sottolineare da una parte la collaborazione e dall’altra la libertà dei singoli. Allora questo era uno dei passi. Una mia preoccupazione, seria, è che spesso le cose che si dicono avrebbero bisogno di altri interlocutori, ecco perché la mia intenzione è di chiarire, non di controbattere. Una cosa bella è l’aspetto del cammino, della rivalutazione, del recupero… Aggiungo che è faticoso, bello, importante, un’occasione per reinventare la nostra fede, di proporre cammini che guardino al futuro».

5QualizzaQualizza. «Nelle Valli del Natisone dopo il 1866, sono nate due correnti, una fortemente legata all’identità italiana, e un’altra che man mano ha preso vigore e coscienza della propria identità slovena. Qual è il compito bello, la sfida per la Chiesa? Far sì che le due linee si ritrovino nel rispetto reciproco, perché questa è veramente una realtà ecclesiale che tu giustamente hai legato con la Pentecoste. “Ognuno li sentiva parlare nella propria lingua”, è interessante questo aspetto che supera Babilonia, perché la molteplicità degli eloqui non nega l’unicità né della fede, né del ritrovarsi insieme. L’ideale sarebbe che nelle nostre comunità, tenendo conto che oggi siamo ridotti di numero, ai minimi storici, anche come clero, ci fosse il bilinguismo proprio nella liturgia. Questo per me, e non solo per me, sarebbe un grande segno di maturità nella fede e nel senso civile».

Inutile nascondere il problema di fondo. Anche tra i credenti è radicata la visione, chiaramente nazionalista, secondo la quale a creare divisione è l’uso anche dello sloveno, quando in verità è il monolinguismo italiano a ledere i diritti fondamentali della persona.

Zanon «Per la prima comunione di quest’anno, per dovere di chiarezza, si deve tener conto di alcuni passaggi che aiutano a capire. Due mesi prima, non il giorno prima, avevo fatto la proposta che i bimbi facessero una preghiera in italiano e i genitori di altra provenienza facessero la preghiera nella loro lingua. L’intento era di mettere in risalto gli aspetti di unità nella diversità. E ho ottenuto l’assenso dell’assemblea. Lo svolgimento successivo è quello che sappiamo in tutti gli aspetti».

Qualizza. «Come mai c’è stata questa cesura dopo la tua proposta accolta in assemblea?»

Zanon. «Ci sono stati anche degli incontri a livello personale e continuano e io sono sempre disposto a chiarire a livello personale. Entrano in gioco poi singole situazioni che, in questa sede, io non posso affrontare. Perché? Per il semplice fatto che mi manca il soggetto. Quello che è apparso in pubblico è stata una progressiva non chiarezza, possono essere tanti i motivi. Finché non ho la possibilità di parlare con le singole persone, come stiamo facendo adesso, io non posso capire quali siano le motivazioni di un altro soggetto che non è presente. Io a livello di comunità ho indicato una strada che, come Chiesa, stiamo faticosamente portando avanti, a livello personale e poi a livello più pubblico. Una cosa bella mi è successa martedì (22 maggio, ndr) con i giovani della cresima. Mi hanno detto che avevano bisogno di parlare della questione (linguistica delle prime comunioni, ndr.) in modo molto libero. Il bello è parlare con scelte, con gesti. E mi sono detto che un’occasione è proprio quella di imparare dai giovani, che in schiettezza mi hanno detto: “Don, parliamone”. Ho chiesto: come facciamo a continuare quel cammino che coinvolgerà voi? E sono venute fuori belle proposte. Ora sono solo bozze. Ne parlaremo a tempo debito».

Qualizza. «Con il dono dello Spirito Santo, attraverso la cresima, viene dato il dono della parresia, quello di dover parlare senza paura».

Comunque, non c’è solo la questione della preghiera dei genitori. Perché non mettere nella messa una lettura e un canto in sloveno, come avviene regolarmente nelle celebrazioni diocesane in cattedrale, e al pellegrinaggio dell’8 settembre a Castelmonte? Nella Diocesi di Klagenfurt è stabilito un minimo di bilinguismo, che può essere aumentato secondo le esigenze pastorali. Facendo così da noi, si risolverebbero un sacco di problemi.

Zanon: «È un aspetto da tener presente ».

Qualizza: «Tre anni fa mons. Mario Qualizza aveva proposto per la notte di Natale una messa insieme, bilingue, ma non ha trovato corrispondenza. Sarebbe bello che la comunità si esprimesse in diverse lingue e si desse la mano. Episodi come quello della prima comunione il 6 maggio, che danno adito a letture e interpretazioni, non aiutano perché fanno arrabbiare, da una parte e dall’altra. L’obiettivo deve essere il superamento delle contrapposizioni e l’accoglienza cordiale non della diversità, ma della pluralità della ricchezza dei doni dello Spirito. Esprimersi così è un vantaggio per tutti. Cristiano da una parte e culturale dall’altra».

4ZanonZanon: «Distinguo quelli che possono essere incidenti di percorso dal percorso. E credo in un cammino che è fatto di passi. Sono andato in quella direzione, poi alcune scelte possono essere state azzeccate, altre meno. Ma questo fa parte del percorso. Sono scelte da affrontare, da vivere, a livello comunitario. Faccio solo un esempio: nel libretto dei canti, che dovremmo mandare in stampa, ci sono anche i canti della liturgia slovena. Sono dei passi importanti; dove questo ci porta, quali saranno i passi successivi…».

Qualizza: «Quando, da parte di don Lorenzo Petricig, è stata proposta la messa settimanale in sloveno a San Pietro, il consiglio pastorale si è espresso in modo favorevole. Se c’è un diritto di coloro che sono portatori di una lingua e la stimano, ma se non c’è un avallo della comunità, che cordialmente lo riconosce, non va bene. Ora nel consiglio pastorale si affrontino le questioni della lingua slovena per fare un passo alla volta, magari a partire anche dall’incidente della prima comunione, per superare le contrapposizioni, per correggere alcune letture e interpretazioni, in modo tale che alla fine dagli sbagli si possa imparare qualcosa. Leggevo ieri il libro di un parroco tedesco che propone una diversa strategia pastorale nel guidare le parrocchie: dal fallimento, dice, si impara qualcosa. Ecco quindi una visione positiva per affrontare le difficoltà, perché se abbiamo la prospettiva di superare gli ostacoli, credendo nell’incontro di due linee, che non sono di esclusione, ma di inclusione, significherebbe una vera vita, una vera crescita pastorale, cristiana e civile».

Zanon: «Un’altra riflessione che dovrà essere fatta a livello di consiglio pastorale parrocchiale o foraniale sarà il un cammino di Chiesa che stiamo facendo. Dalla diocesi sono arrivati segnali importanti. Con l’arrivo di don Michele Molaro nelle valli di San Leonardo, in tempi di mancanza di sacerdoti, si è scelto di dare energie nuove e giovani, proprio per la delicatezza della situazione e, allo stesso tempo, l’importanza delle nostre Valli. Teniamo presente che attualmente un parroco a San Daniele non c’è ancora. Che a livello diocesano si sia scelto di decentrare forze per la nostra realtà è un segnale importante… Anche per questo l’essere andati (con la vicenda delle prime comunioni, a San Pietro, ndr.) sui mezzi di comunicazione e su toni che non stanno favorendo il dialogo, pone ostacoli al cammino. Ne usciamo solo con la chiarificazione e l’invito al confronto, come io sto facendo in questo momento. Non vorrei si ripetesse questa situazione».

Qualizza: «Non dimentichiamo che da parte di coloro che desiderano la lingua slovena, quanto successo è stato avvertito come la negazione di un diritto fondamentale. Teniamo conto di questo per dire: non vogliamo scavare un fossato ancora più profondo, cerchiamo invece di colmarlo andando in quella linea, che tu dicevi, dei piccoli passi che potranno portare, prima che si estingua la comunità, a una presenza bilingue che crei gioia in una rinnovata Pentecoste ». (a cura di Ezio Gosgnach e Veronica Galli)

Potem, ko je v nedeljo, 6. maja, med prvim obhajilom v špietarski cerkvi dejansko prišlo do prepovedi slovenske molitve, izraža špietarski dekan g. Michele Zanon v tem pogovoru prepričanje, da ne bo spodrsljaj prekinil skupne poti.
Z ozirom na rabo slovenskega jezika na cerkvenem področju, izpostavlja pa msgr. Marino Qualizza primer krške škofije na avstrijskem Koroškem. Če bi po zgledu tamkajšnje škofije določili nujno minimalno raven prisotnosti domačega jezika pri bogoslužju, bi se izognili marsikateremu konfliktu.

Pri videnskem nadškofu so po dogajanju v špietarski cerkvi posegli SSO, senatorka Rojčeva ter združenji Evgen Blankin in Mario Cernet.