27 ottobre 2017 / 27. oktober 2017

Po 66 letih po svetu spet na Njivici
A Vedronza dopo 66 anni per il mondo

9emigrante vedronzaSe ne va con le sorelle e la mamma da Vedronza che ha solo undici anni, alla volta dell’Australia, dove la famiglia è attesa dal padre, Pio, nativo di Micottis, che è lì già da 12 mesi. Vive a Perth per oltre mezzo secolo e poi, superata di parecchio l’età della pensione, torna nella sua terra.

Dell’Australia non gli manca nulla. Franco Sinicco, 78 anni, ama l’Alta Val del Torre e vuole trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella casa dove è nato, il 3 settembre del 1939, un bell’edificio in sasso che è stato ristrutturato dopo il terremoto del 1976 e che trasmette ancora il fascino e la forza delle dimore di un tempo, fatte con la roccia.

Franco è tornato a Vedronza lo scorso anno, per restarci per sempre. La sua è una vita piena di avventure, capace di far impallidire i viaggiatori e gli esploratori di oggi. Ce la racconta, al bar di Pradielis, mentre sorseggia un bicchiere di vino. Sa parlare perfettamente l’inglese e il dialetto sloveno della valle; il friulano l’ha imparato in Australia, perché è stato presidente del Fogolâr di Perth per tanti anni.

«L’italiano? Quando sono emigrato per me era una lingua straniera – dice sorridendo –; allora parlavo solo il po našem. In quinta elementare, nelle scuole di Pradielis, mi avevano rimandato e dovevo fare gli esami di riparazione a settembre. Ma sono partito prima, per l’Australia. Così non li ho fatti, gli esami».

Franco ricorda tutto di quei giorni che hanno segnato la sua vita ch’era solo un bimbo. «Partimmo l’8 settembre del 1950, da Vedronza. Era il tempo della festa a Nimis. Arrivammo a Magnano per prendere il treno e da lì, fino a Genova, viaggiammo in piedi, o seduti sui nostri bagagli. Ci imbarcammo il 10 settembre sulla motonave Surriento, della Flotta Achille Lauro, una ex nave militare trasformata in nave passeggeri. Era la prima volta che vedevo il mare».

La traversata è lunga. Franco dorme in un letto a castello, sulla terza cuccetta, quella più alta. Gli danno un libretto: «Era un piccolo testo didattico per imparare l’inglese e io volevo impararlo bene prima di mettere piede in Australia; mi sono impegnato tanto». La vita a bordo riserva tante sorprese. «Ricordo che ci davano da bere il the. Con il latte. Mai assaggiata una bevanda così. Poi si faceva scalo in qualche porto. Non dimentico Ceylon, oggi Sri Lanka. Non c’era un porto per la nave, che così si fermò al largo. Ma arrivarono, dalla costa, con barche più piccole, i commercianti del posto. Dall’alto si calavano i cestini con i soldi e si tiravano su colmi di banane, un frutto che non avevo mai assaggiato, che non sapevo neanche esistesse».

Poi, il 5 ottobre, quasi un mese dopo, l’arrivo in Australia. «Sbarcammo e io corsi per la strada in cerca di un punto per far pipì. Ne sentii di tutti i colori. Era la mia nuova terra. Lì ci sono rimasto 66 anni». La vita non è semplice per la famiglia Sinicco: sono stranieri, non bene accetti, ma si integrano. Ci sono altri connazionali, a Perth. Non si partiva, del resto, prima di avere un lavoro e una casa. Un appoggio. Il padre, lapicida esperto, prima opera alle dipendenze di una ditta locale come edile e poi, nel tempo, apre un’impresa sua. La mamma farà la casalinga e alleverà i tre figli. Franco va in collegio, studia, cresce e diventa architetto. Progetterà di tutto: ville, chiese, scuole, banche, palazzi.

La prima volta che Franco fece rientro in Europa, dall’Australia, fu nel 1968. Non tornò a casa, a Vedronza, ma andò con il padre in Francia. La destinazione non era casuale. In Francia, infatti, lui e il padre visitarono i castelli, i luoghi d’arte e i monumenti che aveva restaurato, da esperto lapicida, il nonno di Franco, Giuseppe Sinicco, cui erano stati affidati importanti lavori di recupero di immobili storici. Aveva rimesso in piedi i castelli, dopo il crollo causato dalle guerre. Un orgoglio, Giuseppe, anche lui di Micottis; un punto di riferimento di questa laboriosa famiglia nativa dell’Alta Val del Torre.

Quand’era emigrato in Francia, Giuseppe s’era portato con sé il figlio, cui aveva trasmesso l’amore per la pietra, quella tagliata a mano. Lo stesso amore che poi ha contagiato Franco, divenuto architetto.

«Se andiamo indietro nel tempo ricordo le avventure del bisnonno, Giovanni Sinicco. Lui, come tanti altri abitanti del tempo di questa zona, andarono a Vladivostok, impegnati nella costruzione della Transiberiana. Un cantiere enorme, senza fine, che sentiamo un po’ nostro». Dopo il primo viaggio di rientro in Europa con destinazione la Francia, Franco ha fatto più volte visita alle sue terre natie, quelle tanto amate e mai dimenticate dell’Alta Val Torre. L’ultimo viaggio, quello che l’ha riportato a casa per sempre lo scorso anno, lo ha fatto in aereo, in business class, con ogni comodità.

«Cosa faccio adesso? Mi rilasso ma senza stare mai con le mani in mano. Mi sveglio la mattina senza programmi particolari. Leggo, sistemo la casa, faccio una passeggiata, mi tengo informato sulla cronaca sia italiana che dell’Australia, incontro le persone della valle, per un bicchiere di vino, per un caffè al bar. Poi c’è internet: mi sento con gli amici. Amo questa vallata. Voglio morire qui, non in Australia. Qui, dove sono nato. Dove le stagioni sono nette e dove a Natale fa freddo e l’inverno può regalare la neve».

Con lui, dopo un’intera vita passata in Australia, è tornata a Vedronza anche sua sorella gemella, Mina, da cui non si è mai separato e che abita con lui. Il figlio di Mina, peraltro, era tornato in Friuli già da tempo, per lavoro: prima a Milano e di recente a Trieste. Sono rimasti in Australia, invece, l’altra sorella, Vilma, con la sua famiglia, e la mamma e il papà di Franco, che riposano in quel continente così lontano, che per raggiungerlo in volo ci vogliono tra le 20 e le 24 ore.

«Forse per reazione dal dover bere tanto the col latte, che in Australia è di larghissimo uso, la mia famiglia ha deciso di iniziare a produrre vino. E così abbiamo fatto. Cabernet, merlot e shiraz. Buonissimo. Un bel ricordo delle nostre terre natie». La produzione, che continua ancora, è per consumo personale, ma il vino dei Sinicco, in Australia, ha vinto molti premi dedicati agli amatori. «Gli abbiamo fatto anche un’etichetta con la scritta in grande, «Po našen», per sentirci più vicini a casa, onorare la valle e la nostra lingua. Sotto abbiamo scritto «Il grande vino australiano con lo spirito del Friuli», in inglese.

Come presidente del Fogolâr Furlan di Perth, poi, Franco ha sempre partecipato alla vita religiosa locale. Nei giorni legati alle festività solenni in Australia gli italiani si riunivano in preghiera, per la messa. E per il giorno di Ognissanti si visitava il cimitero. «In realtà, in quel Paese, non ci sono usi particolari per la fede. Ricordo il primo Natale, terribile, con un caldo fortissimo. Ero disperato». Accanto a lui e alle sorelle c’è sempre stata la mamma, Giulia Muchino, la cui famiglia era nativa di Vedronza. Una donna che nei primi anni da emigrate, fuori dal mondo, altri non aveva con cui parlare se non con le suore spagnole alloggiate nel convento in cui la famiglia fu ospitata dopo lo sbarco.

«Mia mamma faceva da mangiare per tutti noi – ricorda con amore Franco –. Non abbiamo mai abitato nella metropoli, in città, ma in periferia, all’inizio in una vallata sterminata, di fatto in mezzo ai boschi, tra allevatori di pecore e altri animali».

Adesso che è tornato in Alta Val Torre, Franco può riassaporare i piatti della tradizione locale, che intanto sono stati valorizzati e tornati di “moda”, dopo un periodo di abbandono. Quando lo incontriamo, al bar di Pradielis, è un giorno di festa. È la domenica in cui, nel borgo in cui è nato suo padre, c’è la sagra delle castagne. Gli amici lo riconoscono e lo salutano. Sembra che da quando se n’è andato, infondo, non sia mai cambiato nulla. (Paola Treppo)

Franco Sinicco, star 78 let, se je po 66 letih v Avstraliji in po svetu vrnil v Tersko dolino, da bi svoja zadnja leta prebival v rojstni hiši na Njivici. Z njim se je na Njivico vrnila tudi sestra Mina, medtem ko je sestra Vilma ostala v Avstraliji.

Poleg italijanščine Franco govori domače slovensko narečje in angleško. Furlanščine se je naučil v Avstralji, saj je v Perthu bil dolgoletni predsednik društva Furlanov v izseljenstvu Fogolâr Furlan. Ko je 8. septembra 1950 odpotoval z Njivice, da bi se z materjo in sestrami spet združil z očetom Piom, je bil star le 11 let. Italijanščina je zanj takrat bila tuji jezik, saj je govoril zgolj vaško slovensko narečje.

Njegov oče je bil izkušen kamnosek in je v Avstralji najprej delal za tamkajšnjo podjetje, nato pa ustanovil svoje. Mati je ostala doma in vzgajala otroke. Kasneje je Franco nadaljeval šolsko izobrazbo in postal arhitekt. Načrtoval je vile, cerkve, šole, banke in palače.

Franco Sinicco se je v Evropo prvič vrnil leta 1968, vendar ne domov. Z očetom je šel na potovanje po Franciji, da bi si ogledal gradove in spomenike, ki jih je njegov dedek Giuseppe Sinicco iz Sedlišč po vojnah obnovil kot izkušen kamnosek. Francovi pradedek Giovanni Sinicco je pa v Vladivostoku sodeloval pri gradnji transsibirske železnice.

V svojem življenju se je Franco Sinicco večkrat vrnil v Terske doline; dokončno le lani, sicer z letalom.

V Avstraliji je njegova družina med drugim pridelovala vino za zasebne potrebe. Imenovala ga je »Po našen«, sicer rojstni dolini in domačemu jeziku v čast.