Una chiamata alle armi per difendersi da che cosa?

 
 
Di fronte a certi fatti, a certe esternazioni, a ragionamenti che spesso non conoscono e men che meno applicano i basilari principi della logica razionale (senza scomodare questa scienza quale ramo della filosofia sistematica) non si sa cosa dire, proprio perché mancano coerenti termini di confronto.
Contro un gioco di parole raffazzonate, prive di consequenzialità logica, slegate dalla realtà, messe insieme per mistificarla, non è possibile alcuna difesa, specie quando il loro collante è costituito dalla malafede e dall’arroganza. Quasi 900 parole, messe insieme nel tentativo di far passare, comunque, gli sloveni della Slavia per profittatori, mestatori e di dubbia italianità e per schierarsi nella difesa del consigliere regionale Novelli, sono apparse impilate sotto il titolo “Dibattito” nel noto quotidiano provinciale, la settimana scorsa. Il costrutto porta la firma del coordinatore del Popolo della libertà valligiano, Aldo Sturam, ma non è detto che sia frutto dei suoi approfonditi studi sulla complessa realtà sociale della Slavia. Vi si ritrovano infatti confusamente riciclate note acrimoniose di qualche conoscitore delle problematiche etnolinguistiche beneciane in prematura quiescenza.
Voler intendere lo scritto di Sturam come proposta di dibattito è fuorviante, perché un qualsiasi dibattito sottintende una qualche disponibilità di dialogo, di confronto su fatti, su cose concrete e verificabili, non farcite di volute equivocità, di falsità e di rifiuto delle ragioni dell’altro. D’altronde dibattere sulle pagine di un giornale di parte, che privilegia lo scontro, che fa da megafono ai provocatori e imbavaglia il buon senso, fa a pugni proprio con quest’ultimo, il buon senso, appunto. Se qui ne scrivo non è per “controribattere” all’articolo di Sturam — perché questo vorrebbe —, ma per esprimere rammarico ed invitare le persone di buon senso ad una riflessione sulla questione slovena nella Slavia.
Non conosco il signor Sturam, presumo che qualche merito gli venga attribuito se si presenta come coordinatore del Pdl locale. Ritengo anche che, magari solo sulla base del cognome, non abbia le sue radici molto distanti dalle mie e che quindi almeno i nostri nonni si comprendessero bene nella lingua della Slavia. Non so se egli la sappia, se la apprezzi o la rifiuti; non so come la chiami visto che il suo nome naturale, ovvio e genuino di “slovena” lo costringe a ricorrere a forti dosi di antistaminici per curarne l’allergia. Sembra invece che forti mal di testa gli procurino quei suoi compaesani che riconoscono nella loro lingua, nella loro cultura, nelle loro tradizioni la propria appartenenza al mondo sloveno, in particolare quelli che, guarda caso si sono organizzati, hanno difeso la propria identità, hanno costituito circoli, stampano giornali, promuovono e conducono attività di insegnamento nelle scuole, cantano nei cori i canti della ricca tradizione locale e non solo, si esibiscono nelle rappresentazioni teatrali, organizzano giornate culturali, aprono mostre d’arte, fanno convegni… usano, sì, tutti i giorni, in ogni occasione quel linguaggio “sloveno” che il signor Sturam ed i suoi accoliti dicono di difendere.
Leggo testualmente: «Il Pdl di San Pietro al N. rivolge un appello ai cittadini delle valli del Natisone affinché prendano seriamente coscienza del grave pericolo di snazionalizzazione che corre questa comunità e si preparino alla necessaria mobilitazione di tutte le forze democratiche per la salvaguardia della loro identità nazionale italiana, pur nella valorizzazione della loro specialità culturale e linguistica».
Questa la chiamata alle armi: per difendersi da che cosa? Per difendere cosa? La serie di frottole e funambolismi semantici raffazzonati in decine di righe per giungere a questo appello da operetta! Pensate, dice il “politico”, questi della «minoranza nazionale slovena» hanno «addirittura presentato denuncia contro ignoti per l’imbrattamento delle tabelle bilingui! Hanno rifiutato “sdegnosamente” la verifica dell’esistenza di una comunità nazionale slovena». Ha dell’incredibile veramente, ma non il fatto che esista nella Slavia, una comunità che si definisce orgogliosamente slovena, ma che un rappresentante del partito di governo non abbia il buon senso e la coerenza di verificare banalmente il senso delle parole che usa per impostarvi le sue strampalate accuse. Insiste su «Comunità nazionale slovena» e parla di «cittadini di San Pietro e delle Valli» appositamente per confondere e fondere i due concetti ben distinti di cittadinanza e di nazionalità = appartenenza linguistica. Sono stufo di ripeterlo, ma questo qui si fa beffe dei primi articoli della Costituzione discriminando degni cittadini italiani sulla base della loro appartenenza linguistica. E via, poi, con il coinvolgimento della Slovenia e degli sloveni di Trieste e Gorizia, come se fossero tutti lì ad accumulare armamenti lungo il confine e nelle cantine alla maniera dei Gladiatori di tenebrosa memoria.
Gli sloveni d’Italia, secondo questo novello difensore delle cause perse, avrebbero strappato con l’inganno le leggi a loro tutela che sono previste in modo inequivocabile dall’articolo 6 della Costituzione! Fa ridere, se non facesse pena, l’appello ai cittadini delle Valli ad un confronto «per giungere al necessario chiarimento etico, politico, legislativo e istituzionale sul futuro della comunità che da troppo tempo paga le conseguenze dell’incredibile svuotamento democratico del sistema che la governa».
Quale senso dare a simili affermazioni? Chi è che governa in Regione, in Provincia, nei Comuni rientranti nella Legge 38/2001? Se Sturam parla di «svuotamento democratico del sistema che governa» ovviamente parla di sé, del sistema di governo di cui fa parte. E questo è solo un piccolo esempio per dimostrare quanta irrazionalità stia alla base dell’artificiosa diatriba politica che Sturam e i suoi mantengono in vita, invece di preoccuparsi seriamente della rinascita e dello sviluppo della Slavia.

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