Programmi europei solo per i comuni di frontiera

 
 
Clima di amicizia e collaborazione a Bovec sabato 22 gennaio. Bello vedere quanti sindaci dall'Italia hanno aderito all'invito dei colleghi della Slovenia: Stefano Balloch (con l'assessore Davide Cantarutti) di Cividale, Marisa Loszach di Savogna, Mauro Veneto di Stregna, Eliana Fabello di Grimacco, Giuseppe Sibau di San Leonardo, Tiziano Manzini (con il vicesindaco Mariano Zufferli) di San Pietro al Natisone, Sergio Chinese di Resia, Cristiano Shaurli di Faedis, Guido Marchiol di Lusevera, Piergiorgio Domenis di Pulfero, Elio Berra di Taipana e Roberto Pinosa di Tarcento, più il consigliere Michele Coren in rappresentanza del sindaco di Drenchia. Presenti anche esponenti della minoranza slovena in Italia. Da parte slovena, con i sindaci di Bovec, Danijel Krivec, di Kobarid, Darja Hauptman, e di Tolmin, Uroš Brežan, c'erano il presidente del Parlamento, Pavel Gantar, con il vicepresidente Vasja Klavora e il presidente della commissione per le minoranze, Miro Petek, il ministro per gli sloveni nel mondo, Boštjan Žekš, il segratario presso il ministero della cultura, Silvester Gaberšček, il prefetto di Tomino, Zdravko Likar, e numerosi funzionari statali e locali.
Ricco di spunti il dibattito. Brežan (Tolmin) ha subito messo l'accento sull'eccessiva estensione del programma Interreg sul versante italiano e ha chiesto di limitare i bandi dopo il 2013 al solo Friuli V.G. e alla Slovenia occidentale. In questo ha trovato l'appoggio di Balloch (Cividale) e degli altri primi cittadini. Il sindaco della città ducale ha anche evidenziato la necessità di individuare i progetti più significativi, puntando in primo luogo sulla cultura e sul turismo. Da parte di Pinosa (Tarcento) è giunto un sì convinto ad avere degli incontri regolari. E Chinese (Resia) ha portato l'esperienza di collaborazione tra il parco delle Prealpi Giulie e quello del Triglav.
Particolarmente incisivo è stato l'intervento di Shaurli (Faedis), che è anche vicepresidente del consiglio provinciale. Ha chiesto che alle prossime riunioni intervengano anche la Regione e la Provincia e che i fondi per la collaborazione transfrontaliera vengano assegnati prioritariamente ai comuni che davvero hanno sofferto la presenza del confine. Sottolineando che gli incontri vengono sempre promossi dagli amministratori sloveni, ha chiesto ai colleghi del versante italiano una maggiore coesione e più spirito di iniziativa. Ricordando lo spirito della carta di Castelmonte, sottoscritta già nel 1999, Domenis (Pulfero) ha affermato che i fondi europei rappresentano in questi tempi di crisi l'unica risorsa per lo sviluppo. Da parte sua, Sibau (S. Leonardo) ha manifestato l'esigenza di focalizzare l'attenzione su alcuni progetti e di servirsi delle esperienze reciproche. «La Slovenia dall'indipendenza a oggi ha fatto passi da gigante — ha affermato —. Nel turismo, ad esempio, le valli del Natisone hanno tutto da imparare dalla valle dell'Isonzo».
Per Coren (Drenchia) anche i comuni più piccoli, come il suo, hanno un ruolo nella collaborazione transfrontaliera. A patto che i fondi europei vengano destinati alle aree realmente di confine. Il consiglio comunale del più piccolo comune del Friuli Venezia Giulia, in tal senso, ha già approvato un documento in cui propone l'istituzione del Gruppo europeo di collaborazione territoriale (Gect). «Drenchia — ha fatto sapere — già riceve benefici turistici dai progetti di valorizzazione dei resti della prima guerra mondiale sul versante sloveno subito oltre Solarie e da altre iniziative nella valle dell'Isonzo». È, questo, solo un piccolo esempio delle prospettive che si aprono con la collaborazione transfrontaliera. Sta ai politici locali saper cogliere e sfruttare al meglio tutte le opportunità. Lo spirito di collaborazione emerso a Bovec fa ben sperare.

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