La lastra indica la presenza_dei Templari nelle Valli

La lastra della Banca di Antro, custodita nell’atrio della chiesa di Biacis, è un compendio della storia della Slavia a cominciare dai lontanissimi tempi, che videro l’uomo tracciare i primi segni indelebili sulla pietra, fino all’epoca moderna, in cui attorno a quel tavolo si radunavavo i decani delle «ville», convocati nell’arengo della convalle, e i giudici della Banca per emettere sentenze sui crimini o per dirimere le liti tra i «vicini». Un cimelio, pertanto, che merita una dovuta considerazione e studi approfonditi per decifrarne i segni e collocarli nell’ampio panorama delle testimonianze preistoriche in cui sono situate le pitture rupestri, i megaliti, le incisioni su pietra e metallo, gli ideogrammi ed altri segni lasciati dall’uomo che con essi ha scandito i primi passi della civiltà.

La professoressa Liliana Spinozzi Monai ha il grande merito di aver intuito l’importanza delle incisioni sulla pietra di Biacis, dato di loro una lettura e collocate nel contesto più vasto di testimonianze coeve, il cui numero (oltre 20 milioni di grafemi), la diffusione a tutte le latitudini (ben 120 paesi) e il lunghissimo arco di tempo (dal 10.000 all’800 a. C.) sono straordinari. Il risultato delle sue ricerche le ha esposte il 13 aprile nella sala consiliare del comune di Pulfero nel corso di un incontro, organizzato dal circolo Srebrna kaplja, all’inizio del quale l’ingegnere Fabio Bonini ha parlato dell’autonomia amministrativa e giudiziaria della Slavia sotto la Repubblica di Venezia e dei luoghi in cui essa veniva esercitata.

Ma quale lettura la prof. Liliana Spinozzi Monai ha dato dei segni incisi sulla lastra di Biacis e sui quali ha scritto per il nostro giornale (Dom 14/1985) e per la rivista cividalese Tityre (7/2004)? La studiosa ha individuato una bilancia della giustizia, tre segni antropomorfi, due simboli raggianti, la divisione dello spazio e del tempo e poi due palette, vale a dire strumenti al culto, due filetti (le cosiddette trie), un’imbarcazione (rappresentazione rarissima sulle Alpi), dieci croci, scolpite per esorcizzare segni di origine pagana, probabili caratteri runici (alfabeto delle antiche popolazioni germaniche), coppelle (figure di carattere magico-propiziatorio o ex voto) e poi alcuni simboli di dubbia interpretazione.

La pietra di Biacis, però, non è una testimonianza isolata della presenza dell’uomo preistorico nelle valli del Natisone. Numerosi sono, infatti, i luoghi e i reperti che confermano una ricca diffusione di siti preistorici a partire dal riparo di Biarzo, in cui sono stati trovati i reperti più antichi (10.000 a. C.), al sito di Duola (Ponte S. Quirino), alla šuošterjova jama di Specognis, alla Velika jama (Tercimonte), per arrivare ai monti Barda e Roba (San Pietro) dove sono venuti alla luce reperti di varie epoche e la nota armatura celtica.

Nel dibattito è stata posta particolare attenzione ai filetti che, nell’ambito della Slavia, sono stati finora rintracciati nelle località di Biacis, Tarcetta (sulla lastra della Banca), in località Parigla (Vernasso) e ad Antro dove ce n’è addirittura cinque. È stato sostenuto che gli antichi filetti in questione probabilmente rivelano una «traccia» della presenza dei Templari o di altri ordini cavallereschi medievali che offrivano rifugio e cure ai pellegrini del centro Europa che si recavano in Terra Santa o a Roma. Non si tratta, quindi, semplicemente del gioco della tria come sostiene qualche buontempone, il quale spiega che i filetti di Antro venivano usati come passatempo dai fedeli in attesa delle sacre funzioni.

 

Deli članek / Condividi l’articolo

Facebook
WhatsApp