16 Aprile 2020 / 16. april 2020

Ne prezrite Doma z dne 15. aprila
Primo piano sul Dom del 15 aprile

«Kuge, lahote in vojne, reši nas, Gospod», se glasi glavni naslov petnajstdnevnika Dom z dne 15. Aprila. »A peste, fame et bello, libera nos, Domine! A flagello terrae motus, libera nos, Domine! se prosi ob precesijah Svetega Marka, 25. obrila. Takuo, medtem ko so šele živi ljudje, ki so na svoji koži spoznali lakot in vojsko – fame et bello – in je venč part prebivalstva pretarpielo strašan potres lieta 1976 – terrae motus –, donašnja generacija je spoznala tudi kugo – peste – , ki se kliče Covid-19 in zaradi katere lietos precesij po puoju ne bo. Rogacioni, med katerimi se požegnjava puoja, so ble ankrat praznik trošta, sa’ so s prošnjami in z molitivijo ljudje prosili Boga, naj jih varje pred lakotjo, bolieznijo in vojsko in naj rieši kmečki pardielak pred tučo in strielmi. Lietos je trieba se varniti na njih pravi pomien, četudi z osebno in družinsko molitvijo od doma, kakor smo nardili za Veliko nuoč in cieu postni cajt, kjer so ble, an šele so, cerkvene andohti brez parsotnosti vierniku. Takuo bo še nekaj cajta,« beremo. Prav gotovo po teli pandemiji nič ne bo, kot je bilo do zdaj. O bodočih scenarijh sta napisala v svojih prispevkih predsednik Fundacije Poti miru v Posočju Zdravko Likar in profesor za politično in ekonomsko geografijo na Univerzi v Trstu Igor Jelen. Ob Veliki saboti so številni Benečani ob se19. Uri pred svojimi domovi prižgali ogenj in položili košare z velikonočnimi jedmi, de bi prejele Božiji blagoslov, ki ga je iz Vidna poslal msgr. Marino Qualizza. Ta blagoslov je močno med sabo povezal Benečane. Seveda tudi 7 letošnja številka doma vsebuje mnenje Riccarda Ruttarja, spomine msgr. Marina Qualizze, članek o običajih Giorgia Banchiga, Cuffolov dnevnik, recept Lorette Primosig, Ješiške zgodbice Jurija Zad Tih, Ljudje v Posočju Pača in pravlijco Ade Tomasetig v stripu Morena Tomasetiga.

«Da peste, fame e guerra, liberaci o Signore». L’invocazione che caratterizza le processioni rogazionali del 25 aprile e quest’anno non si terranno a causa della pandemia da Covid-19, è stata scelta come titolo di apertura del Dom del 15 aprile. «La pandemia attuale può essere, deve essere, l’occasione per ritrovarci un popolo solo, fratelli di una sola famiglia. Ma per questo abbiamo bisogno di ritrovare il Padre, per noi cristiani, quel Dio di Gesù Cristo che ha percorso con noi la via del deserto e ci ha condotti nel paese della vita, ben oltre questo tempo limitato. Invece di abbandonarci alla leggerezza, alla irresponsabilità o alla disperazione, a seconda dei casi, è saggio ritrovare la strada che porta a Dio, come difesa della vita, ora e per i secoli futuri, perché la fede ci proietta nell’eternità. Ma questa non ci fa perdere il senso del presente, anzi lo potenzia, proprio nel prodigio della Pasqua. Ritornare a Dio per ritornare a noi e ritrovarci fratelli», scrive nell’editoriale il direttore responsabile, mons. Marino Qualizza. Per Riccardo Ruttar, autore della rubrica «l’Opinione», questo del Coronavirus è tempo di ravvedimento. «Non è Dio che punisce l’uomo per il suo comportamento insensato e privo di scrupoli, è l’uomo, che, dimenticando la propria componente spirituale, che lo rende uomo e non animale, si costruisce il proprio destino», sottolinea. Mentre sugli scenari futuri rifelettono Igor Jelen, docente di Geografia politica ed economica dell’Università di Trieste, e Zdravko Likar, presidente della fondazione «Poti miru». Il Dom dedica un’ampio articolo con galleria fotografica alla massiccia adesione dei beneciani alla benedizione del fuoco e dei cibi pasquali il Sabato Santo. Alle 19 le famiglie hanno acceso i fuochi e deposto i cesti davanti agli usci della propria abitazione per ricevere la benedizione, impartita da Udine da mons. Marino Qualizza. Il consigliere regionale Giuseppe Sibau, di Iesizza, contattato dal Dom per conoscere la sua posizione sulla questione del trasferimento della guardia medica da San Pietro al Natisone a Cividale e della soppressione dell’ambulanza, ha rimandato alle considerazioni sui servizi sanitari che verranno fatte una volta terminata l’emergenza attuale. Nel concreto, spiega Sibau, «se i numeri saranno insignificanti, ossia se un operatore starà lì e avrà uno o due interventi alla settimana, non so se la questione potrà reggere ancora. Questo è un dato oggettivo: non è che possiamo pretendere, se non ci sono casi, di avere un servizio. Non si può neanche pensare di garantire servizi insostenibili». Oltre alle tradizionali rubriche e alle notizie dai comuni, nel Dom del 15 aprile c’è anche un’ampia intervista con Vito Vuerich, imprenditore agricolo di Valbruna. «All’agricoltura servono risorse, non stupidaggini», afferma.