La gente voleva separarsi dalla vicaria di Ragogna. Vogrig, che sosteneva l’elezione dei parroci, vi officiò per oltre un anno. Rinunciò alla nomina a vescovo offertagli dal capo della Chiesa nazionale italiana. Lo «scisma» ebbe una fine ingloriosa

Giovanni Vogrig raggiunse la fase più acuta della sua ribellione contro le istituzioni ecclesiastiche quando diede l’appoggio incondizionato a tentativi di scisma che, fra il 1870 e il 1880, si stavano manifestando in Friuli e in altre località d’Italia col favore implicito dell’autorità civile. Questa decisione «costituisce la conferma che alla base del travaglio del prete dissidente furono di carattere dottrinale. E strettamente collegato ai tentativi di scisma si deve accostare il pensiero del Vogrig sul diritto dei fedeli ad eleggersi il proprio sacerdote » (Rinaldi 1971: 67). Secondo Vogrig, tale prerogativa si era resa indilazionabile a causa del clima di contrapposizione tra Stato e Chiesa in Italia e all’influenza decisiva che i parroci esercitavano anche sull’atteggiamento politico dei fedeli. La loro elezione avrebbe potuto sottrarli al controllo dell’autorità ecclesiastica e avvicinarli al sentire dei loro fedeli. Del resto l’elezione del parroco era una prassi nota in Friuli grazie all’istituto del giuspatronato, in base al quale i capifamiglia di una parrocchia potevano sceglierlo, in genere, da una rosa di sacerdoti dotati dei requisiti necessari che avessero ottenuto il placet dell’autorità ecclesiastica. Vogrig propose che a tutte le comunità cristiane fosse garantita questa facoltà anche perché erano esse a garantire il sostentamento del sacerdote.
Vogrig non si fermò a proporre e a sostenere l’elezione dei parroci ma si lanciò nella mischia dei contrasti che qua e là si accendevano in Friuli, come a Tricesimo e a Collalto, e in altre diocesi italiane, come Mantova e Aqui. Con i suoi interventi sull’Esaminatore Friulano correva in soccorso dei preti ribelli e bacchettava i vescovi che cercavano di domarli.
Coerente con le sue idee sulla necessità di “democratizzare” la vita della Chiesa, Giovanni Vogrig si espose in prima persona e accettò di guidare la piccola comunità di Pignano, frazione del comune di Ragogna. Cos’era successo?
«Il rapporto che l’arcivescovo Casasola inviava all’Inquisizione Romana dice, che a Pignano prima dell’intervento del Vogrig officiava il cappellano Baruzzini, piuttosto negligente, il quale però non trascurava di assecondare i fedeli per uno svincolo dalla parrocchia di Ragogna soggetta al Capitolo di Cividale. La situazione si tese e l’autorità ecclesiastica ordinò la rimozione del sacerdote di Pignano. Gli abitanti non gradirono il provvedimento e non esitarono ad amministrarsi da soli, con il sacrestano che li dirigeva, astenendosi sistematicamente dai riti religiosi della parrocchiale. Parte della popolazione invocò inutilmente il sacerdote allontanato; approdando a nulla la richiesta, alcuni pignanesi chiamarono il Vogrig, direttore dell’Esaminatore Friulano. Il prete sospeso accettava, il 27 giugno 1875 si portava a Pignano e amministrava i sacramenti» (ivi: 71).
Vediamo come Vogrig ha raccontato sull’Esaminatore Friulano la sua esperienza a Pignano.
Dopo che fu celebrato il funerale di un vecchio «senza che niun prete avesse avuto l’onore prendervi parte […] due Commissioni di Pignano vennero a Udine e m’invitarono a funzionare nel giorno della dedicazione, che cadeva appunto nel giorno 27 giugno. Prese le debite informazioni in argomento, accertatomi dei sentimenti e dei desideri della popolazione, assicurato che l’ordine pubblico non sarebbe turbato, ottenuto l’assenso di chi ha diritto di vegliare sulla mia condotta, e visto, che la legge non me lo vieta, accettai l’incarico. S’intende già che non interpellai il vescovo di Udine, perché egli è decaduto affatto dalla giurisdizione, come ho provato ne’ miei opuscoli, che egli non è capace di confutare. Quindi sospeso da lui, ho celebrato il sacro uffizio, perché il suo atto di sospensione fu nullo ex ipso jure [in forza del diritto stesso, nda]; il che pure ho provato esuberatamente, aggiungendovi la protesta di volermi mantenere nel possesso de’ miei diritti, di cui non posso essere spogliato che in forza di una sentenza formale. […] Recatomi a Pignano ho benedetto il fonte battesimale, ho battezzato tre bambine, ho cantato la messa, ho detto quattro parole sul rispetto alle chiese, ho fatto la processione, ho dato la benedizione, ho cantato i vesperi, ed infine ho introdotto in chiesa una puerpera, che di ciò mi aveva chiesto mediante il santese [sacrestano]. In una parola, ho eseguito la volontà del popolo, che mi aveva invitato. […] Dico in ultimo, che mi reputo ad ambizione di non aver chiesto a chicchessia un solo centesimo per l’opera da me prestata in mansioni spirituali, e sfido chiunque a smentirmi; dico di avere molte volte rifiutato danari offertimi, benché io sia povero, come ho fatto a Pignano, dicendo a quella buona gente, che secondo il costume voleva pagarmi la messa e il battesimo, di non avere mai letto nel Vangelo, che Gesù Cristo e gli Apostoli abbiano venduto i Sacramenti».
Al termine dell’articolo Giovanni Vogrig ringraziava i signori di Ragogna, che lo ospitarono nelle loro case e gli dimostrarono «amorevoli e squisite attenzioni», e «moltissimi Sandanielesi» che vollero onorarlo con la loro presenza, come pure gli «abitanti dei villaggi circonvicini, e specialmente di Ragogna, che accorsero alla sacra funzione» (1875: 1-2).
Il caso di Pignano ebbe una vasta eco anche fuori regione tanto che il vicario di Ragogna, certo don Nicoloso, il 18 agosto informò l’arcivescovo Casasola «che correva voce di un’imminente visita a San Daniele e a Pignano di mons. Panelli, primo vescovo di una “Chiesa cattolica nazionale italiana”, eletto dal clero e dal popolo a Napoli nel maggio del 1875. A Napoli, nella primavera del 1875, era stata effettivamente fondata una Chiesa separata ideologicamente molto vicina ai vecchi cattolici tedeschi oppositori dell’infallibilità pontificia e di ogni aspetto del centralismo egemonico della Chiesa romana. Ispirandosi ad una concezione democratica della Chiesa, che voleva richiamare lo spirito delle origini del cristianesimo, questo movimento si era rivelato promotore di un cattolicesimo liberale e del principio di nazionalità anche in campo religioso» (Rinaldi 1971: 72).
Non è dato sapere se mons. Domenico Pianelli abbia compiuto la visita a San Daniele e a Pignano, è invece certo che fosse in relazione con il Vogrig tanto che gli propose di consacrarlo vescovo, come si legge nell’Esaminatore Friulano: «È vero che l’arcivescovo monsign. Panelli mi ha fatto l’offerta di una mitra e di altro non meno onorifico impiego: ma è pur vero, che io gli abbia risposto, che poco o nulla avendo operato per la causa cristiana, non avrei potuto con quel titolo presentarmi in pubblico senza arrossire della mia indegnità a fungere in sì eminente grado. Lo pregai quindi a perdonarmi, se in coscienza non poteva accettare le sue generose offerte».
E anche in questa occasione non risparmiò una velenosa frecciata contro l’arcivescovo Casasola: «Se qualcheduno altro riconoscendo la propria nullità avesse tenuto questo contegno, la diocesi di Udine non si troverebbe in sì torbide acque» (1877: 2).
Il 22 agosto 1875 venne eretta la parrocchia indipendente di Pignano con atto notarile, in cui si leggeva che «i sottoscritti capi famiglia dichiarano formalmente di togliersi dalla dipendenza della parrocchia di S. Giacomo di Ragogna, dal vicariato foraneo di San Daniele e da ogni ingerenza della collegiata di Cividale e curia arcivescovile di Udine»; inoltre avocavano a sé la facoltà di eleggere il parroco.
L’esperienza di Giovanni Vogrig a Pignano finì in modo davvero inglorioso. La comunità si divise: una parte «scismatica e irreligiosa» rimase fedele a Vogrig, l’altra chiese venia all’arcivescovo Casasola, accettava un prete cattolico ma con la richiesta di una «indipendenza assoluta dalla parrocchiale».
Il prete dissidente continuò a frequentare Pignano fino al novembre del 1876, quando la popolazione, come scrisse il vicario di Ragogna, «conosciuto il Vogrig quale un lupo… si staccò da lui, tranne una piccola frazione, e finì col chiudergli la chiesa, dargli lo sfratto e allontanarlo in mezzo a fischi, urli e improperi» (Rinaldi 1971: 71). (15– continua)
Giorgio Banchig







