Dare autonomia alla gente che abita la montagna

 
 
La riforma per la montagna ha le sembianze di una toppa che un detto popolare indica come peggiore del buco. Ne è convinto il sindaco di Lusevera, Guido Marchiol, impegnato a esprimere il proprio dissenso alla gente dell’Alta Val Torre.
In tre incontri pubblici, confortati dalla partecipazione del consigliere regionale Giorgio Baiutti (Pd), il primo cittadino ha illustrato i contenuti del disegno di legge recentemente approvato dalla Giunta regionale e che, stando agli orientamenti procedurali, non vedrebbe la luce entro il corrente anno, proprio perché c’è la sensazione che l’attuale palinsesto potrebbe non reggere dopo il previsto incontro con i sindaci interessati.
Da parte sua, il sindaco Marchiol sottolinea «la necessità di porre al centro della discussione una proposta che dia autonomia e responsabilità alle popolazioni che abitano la montagna, che la conoscono e che la vivono anche con sacrificio. L’ultimo schema di legge regionale, inerente la riforma degli enti locali in area montana, presenta invece ben altri scenari, in quanto prevede che la gestione dei Comuni della montagna sia affidata a centri di potere che sono lontani e completamente slegati dai reali bisogni della popolazione e del territorio».
Ne consegue che, a parere del sindaco, «la riforma mira, di fatto, a privare di rappresentanza istituzionale e politica i territori montani riconducendo a un controllo centralista le istituzioni oggi rette dalle espressioni del territorio. Si vorrebbe, da un lato, rimuovere la presenza di un ente di programmazione e coordinamento della e per la montagna, ruolo che svolgeva la Comunità montana, dall’altro si intende aggregare i Comuni montani con i Comuni più grandi posti a valle, con i risultato di azzerare la specifica rappresentanza democratica delle popolazioni di montagna e il loro storico impulso all’autogoverno».
Il grido d’allarme del sindaco Guido Marchiol si accompagna all’indicazione di alcuni correttivi di fondo per salvare l’area montana.
Innanzitutto, spiega il primo cittadino, «serve addivenire a un nuovo concetto di montanità che qualifichi come montani esclusivamente quei territori con caratteristiche di fascia ‘C’, come previsto dalla legge regionale 33/2002. Esclusivamente a queste realtà dovranno essere indirizzati gli investimenti».
Allora, via dall’Unione i comuni di Povoletto e Magnano «per nulla pertinenti alla montagna», tantopiù Cividale e Tarcento «considerato che per numero di abitanti e risorse economiche risultano del tutto autosufficienti». Così dicendo, Marchiol pensa all’istituzione di una struttura sovraccomunale del Natisone e del Torre, composta dagli attuali Comuni di ‘Torre-Natisone-Collio’, ovviamente liberati dal Collio e dai quattro indicati come non montani.
La ‘medicina Marchiol’ contiene precise indicazioni di carattere economico, sociale, culturale ed etnico e linguistico, ritenute fondamentali per l’efficace funzionamento della nuova struttura sovraccomunale.
Al nuovo soggetto servirà «assegnare forti competenze per iniziative di programmazione, pianificazione, gestione del territorio, anche tenendo conto delle azioni di sviluppo che interessano il confinante territorio sloveno. In questo senso, si dovrà indicare la possibilità pratica di attivare servizi di gestione della programmazione europea finalizzati al reperimento di fondi da destinarsi allo sviluppo socioeconomico del territorio».
Ma non di solo pane vuole vivere la montagna del Nordest, proprio perché lo scenario auspicato dal primo cittadino dell’Alta Val Torre riuscirebbe ad aggregare gran parte delle realtà che compongono la Slavia friulana.
«Al nuovo soggetto — spiega Marchiol — sarà indispensabile assegnare la gestione delle competenze derivate dagli strumenti legislativi riferiti alla comunità storica slovena ivi presente, nella convinzione che vada mantenuta e tutelata l’identità culturale, etnica e linguistica dei singoli comuni, azione che poco potrebbe interessare a centri come Cividale e Tarcento».
Ecco che un’Unione di Comuni montani Torre-Natisone sarebbe in grado di assolvere in modo omogeneo sia ad azioni di sviluppo economico sia al mantenimento della specifica identità territoriale dei singoli comuni, garantendo un efficiente sistema di gestione dei servizi.
Messo nero su bianco, il sindaco Marchiol ha consegnato le sue osservazioni al consigliere regionale Giorgio Baiutti, invitandolo a portarle nelle sedi opportune, prima di tutto in seno ai colleghi del Pd «per una chiara presa di posizione al riguardo», quindi al presidente Renzo Tondo «per un opportuno ripensamento circa i contenuti dell’attuale disegno di legge».
Da parte sua, Baiutti, dopo aver illustrato i contenuti del disposto approvato in Giunta, ha fatto capire che al riguardo in Regione esiste ancora tanta confusione, ovvero «almeno quattro correnti di pensiero» e che l’iter per trasferire il disegno in legge «non sarà breve, quasi sicuramente non entro l’anno».
Così la lunga stagione del commissariamento è destinata a protrarsi ancora a lungo. E pare proprio di potersi chiedere: «A chi interessa questa montagna»?

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