20. in 21. septembra referendum_Referendum il 20 e 21 settembre

V nediejo 20. in pandiejak 21. šetemberja bo referendum o zmanjšanju števila parlamentarcu. Če udobi Ja bo 400 deputatu namest 630, ki jih imamo sada, in 200 senatorju namest 315. Votalo se bo v nediejo ob 8. zjutra do 10. zvičer in v pandiejak od 7. zjutra do 3. popudan. V nekaterih kamunah bojo ob referndumu tudi lokalne volitve. Med kamuni v katerih je slovenska manjšina bojo votali samuo v Čedadu. Sigurno bo miesto imielo novega šindika, sa’ je Stefano Balloch izpunu dva mandata in na smie vič kandidirati. Za njega mesto se bota potegovala dosedanja vičešindik Daniela Bernardi iz Lege za desno sredino in Fabio Manzini iz Demokratske stranke za levo sredino. Bernardievo podperjajo štieri liste, Manzinija pa tri.

Domenica 20 (dalle 8 alle 22) e lunedì 21 settembre (dalle 7 alle 15) gli italiani sono chiamati alle urne per pronunciarsi sul referendum costituzionale relativo al taglio del numero dei parlamentari. La consultazione, indetta per il 29 marzo scorso, è stata posticipata a causa dell’emergenza Covid. Questo il testo del quesito stampato sulla scheda: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?». I cittadini con diritto di voto possono esprimersi barrando la casella del Sì o del No. Per il referendum costituzionale confermativo, a differenza del referendum abrogativo, non è previsto il raggiungimento di un quorum di validità: l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori. Hanno diritto al voto 51.559.898 cittadini, di cui 4.616.344 all’estero. La riduzione del numero dei parlamentari è un punto del programma politico nato dall’accordo tra Movimento 5 stelle e Lega all’indomani della nascita del governo Conte I nel maggio del 2018. Ne è nato un disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei deputati della Camera da 630 a 400, e della circoscrizione estero con riduzione dei deputati da 12 a 8; la riduzione del numero dei senatori da 315 a 200 e della circoscrizione estero da 6 a 3 (ogni regione italiana avrà un numero minimo di senatori, non più di 7, come attualmente previsto, ma di 3); la riduzione a 5 del numero di senatori a vita (ossia di coloro «che hanno illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico o letterario») che il presidente della Repubblica può nominare. L’entrata in vigore della riduzione del numero di parlamentari avverrà dopo lo scioglimento delle Camere o alla prima cessazione dell’attuale legislatura e comunque non prima di 60 giorni dalla entrata in vigore della legge. Pertanto la modifica, come è immaginabile, non va a toccare l’attuale Parlamento, ma la formazione della prossima legislatura. I sostenitori del Sì puntano sulla riduzione dei costi della politica, per un risparmio complessivo di oltre 80 milioni di euro annui e sull’auspicata maggiore efficienza del funzionamento del Parlamento, in ragione del minor numero di parlamentari. I sostenitori del No, ritengono, invece, che i benefici sulla riduzione dei costi della politica sarebbero irrisori, incidendo per pochi euro all’anno per ciascun italiano, e che il miglioramento dell’efficienza del parlamento non sarebbe un automatismo collegato al minor numero di parlamentari, quanto piuttosto una conseguenza dei meccanismi di formazione del processo legislativo che la riforma lascia invece intatti. La riduzione del numero dei parlamentari creerebbe, invece, secondo il fronte del No, seri pericoli in ordine alla rappresentatività del popolo in Parlamento. La drastica riduzione del numero dei senatori, infatti, determinerebbe la mancanza di rappresentanti provenienti dai territori più piccoli. L’Italia avrebbe un deputato ogni 151 mila abitanti e un senatore ogni 302 mila abitanti (il testo originario della Costituzione prevedeva un deputato ogni 80 mila abitanti ed un senatore ogni 200 mila), con il numero più basso di parlamentari di tutti i grandi paesi d’Europa. Il ruolo del Parlamento ne resterebbe quindi complessivamente svilito ed indebolito.

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