Val Canale. Di casa in casa
per lo »Šip-Šap«
Molte sono le tradizioni presenti in Valcanale nel periodo natalizio. L’anno scorso, sulle pagine del nostro giornale, avevamo parlato dell’uscita di San Nicolò e dei Krampus; quest’anno parleremo invece di un’usanza meno conosciuta nel resto della Regione, che ha luogo pochi giorni dopo Natale: lo «Scip sciap» («Schip-schiap», «Schipa-schiapa» o «Frisch u. G’sund-Schlagen» in dialetto tedesco e «Šip-Šap» in dialetto sloveno).
Già nella versione in italiano il nome «Scip sciap» richiama in modo onomatopeico il rumore della frasca mossa dalla mano, dal momento che la tradizione avviene proprio con una frasca. Questa consiste generalmente in un ramo di abete bianco, piatto e tondeggiante nella forma. Fino a pochi anni fa la tradizione veniva praticata in tutta la valle; al momento è ancora piuttosto viva ad Ugovizza e si svolge principalmente il 28, giorno dei SS. Innocenti e nella sera precedente.
Il ramo rappresenta la forza della natura e viene chiamato «Schapprute» in tedesco, «Tasch» in dialetto tedesco e «Brina», «Šapa» o «Šaplja» in dialetto sloveno (quest’ultimo nome è diffuso a Ugovizza; a Camporosso e Valbruna si registra «Šaplca»). Fustigando simbolicamente con questo ramo, si vuole purificare e propiziare il futuro. Inoltre, secondo la tradizione, il rito darebbe fecondità a donne, campi e alberi da frutto.
A Ugovizza la preparazione e gestione della «Brina grande» viene effettuata dai coscritti, ragazzi e ragazze della classe di leva. Su di essa viene sistemato un cuore rosso di panno come motivo decorativo. Vengono poi fissati più oggetti con valore simbolico, che sono esemplari unici in esclusivo possesso del gruppo: talleri e lingotti (che portano soldi e ricchezza), medaglie (per propiziare una buona servitù di legname), la catena «dell’amore» (che simboleggia l’amore tra coniugi e quello filiale), la chiave «di S.Pietro» annessa alla catena (fa accedere al paradiso), un’altra catena (che rimanda a quella con cui si traina l’albero di Natale) ed il ferro di cavallo (portafortuna).
Ulteriori simboli apposti sulla Brina sono i fiocchetti bianchi (beneauguranti per la nascita di un bambino; e il bianco non si sbilancia tra maschio e femmina), le palline natalizie (che augurano ancora una volta bambini, tanti quante sono le palline della Brina), le campanelle (che simboleggiano il risveglio al canto degli uccellini veri e quindi la gioia). Incornicia infine il tutto un festone d’argento a forma di cuore.
Un tempo, il 27 dicembre verso sera, i giovani coscritti del luogo si recavano con la Brina a toccare gambe, sedere o schiena delle persone più conosciute in paese. Nel farlo auguravano buon anno o recitavano filastrocche. Durante le filastrocche il «fustigato» con la Brina, si sentiva riverito e lasciava ai ragazzi del denaro.
Oggi i ragazzi della classe di Ugovizza si recano di casa in casa. Vi entrano il portatore della Brina ed un cameriere in grembiulino bianco, che offre a ogni componente della famiglia un bicchiere di Martini. Fuori si ferma il gruppo dei cantori, mentre il portatore della lanterna resta all’ingresso. Il portatore della Brina spiega ai presenti il significato degli oggetti che la decorano; si esegue quindi un canto («Hoch sollst du leben»), più altri canti in sloveno o in italiano. I soldi raccolti vengono poi usati per una cena di classe e devoluti ai pompieri e alla chiesa.
I ragazzi girano con la Brina per le osterie del paese anche a Capodanno, ma senza cameriere e portatore di lanterna. Fanno gli auguri al barista, ai paesani che non hanno incontrato il giorno prima e a quanti conoscono il significato della tradizione.
Il 28 dicembre, giorno dei Santi Innocenti, sono invece i bambini a fare lo scip-sciap con una «Brina piccola» senza decorazioni a genitori ed adulti, augurando loro una vita lunga e recitando una filastrocca in sloveno, in cui ad ogni ago del ramo corrisponde un anno di felicità.
A Valbruna, dove tuttora alcuni bambini al mattino del 28 dicembre praticano lo «Scip sciap» girando per le case dei paesani, la signora Irma Keil ci ha riportato la filastrocca che veniva recitata durante la sua infanzia. Come si può notare, è in parte in sloveno ed in parte in tedesco: «Šip œap/pr’rit tap/gesund bleiben/lang leben/und Geld geben» (approssimativamente: «Scip sciap/tap al sedere/restare sani/vivere a lungo/e dare soldi»).
Luciano Lister





