Intervista con Giuseppe Sibau,
il nuovo commissario
Gestire il passaggio dalle Comunità montane alle Unioni dei comuni montani e avviare interventi pubblici per oltre 18 milioni di euro. E’ quanto viene chiesto a Giuseppe Sibau, sindaco di San Leonardo, esponente del centrodestra, nominato a sorpresa e tra le polemiche dal presidente della Regione, Renzo Tondo, a commissario della Comunità montana Torre, Natisone e Collio.
Qual è il compito del commissario in questa fase della riforma degli enti montani?
«Il mio è un ruolo di traghettatore dalla Comunità montana alle nuove Unioni dei comuni montani».
E quanto dovrebbe durare il passaggio?
«In teoria sei mesi. Però non so se questo lasso di tempo sarà sufficiente ad attuare tutto. Anche Tiziano Tirelli avrebbe dovuto restare commissario alcuni mesi, alla fine è durato oltre due anni».
Quindi Sibau sarà commissario sei mesi o due anni?
«Dipende dalla velocità con la quale si riuscirà a mandare avanti la riforma. Sono tante le cose da mettere in piedi e bisogna vedere se gli incontri e le riunioni si riusciranno a fare in tempo utile per arrivare in sei mesi alle Unioni. Dire che in sei mesi si farà tutto oggi è un po’ difficile».
Intanto le Comunità montane mantengono tutte le competenze?
«Certamente. In questa fase io sostituisco il commissario precedente con in più il compito di mettere in atto tutte le operazioni necessarie per portare alla formazione delle Unioni. La legge ha stabilito che questa Comunità montana verrà suddivisa in tre parti: nelle Unioni del Natisone e del Torre, mentre il Collio finirà sotto la Provincia di Gorizia. Si tratta, dunque, di suddividere i beni e di predisporre anche un primo progetto di destinazione del personale. Attenzione, però: non si tratta solo della suddivisione del personale dell’attuale Comunità, ma anche di quello dei Comuni sulla base di ogni servizio che da questi passeranno alle nuove Unioni».
Intanto vanno portati a termine progetti già avviati.
«Ho la preoccupazione e la sollecitazione a mandare avanti opere che la Comunità montana ha in gestione. Ammontano a circa 18 milioni di euro. Alcune sono pronte a essere cantierate, altre sono più indietro. Mi prendo l’impegno ad avviarle in 6 mesi perché sono importantissime per il rilancio dell’economia locale. Infatti impegneranno una forza lavoro non indifferente. Da Tirelli ho avuto l’assicurazione che gli uffici della Comunità montana sono in grado di gestire questa mole di lavoro. Se non lo fossero, dovrò attivare degli incarichi temporali esterni».
Lei eserciterà l’incarico di commissario in modo autarchico o creerà una squadra?
«La legge prevede una cabina di regia obbligatoria. Io ho già preso dei contatti con alcuni amministratori. Prevedo di lavorare con almeno due rappresentanti di ognuna delle tre aree in cui sarà suddivisa l’attuale Comunità. Sarà una squadra di sei persone assieme alle quali prenderò le decisioni più importanti e significative».
Le creerà difficoltà il fatto che l’assemblea dei sindaci avesse indicato quale commissario Gabriele Verona con 14 voti, mentre lei ne aveva ottenuti 8?
«È una questione da chiarire senza polemiche, perché mi sono reso disponibile ad assumere questo incarico per lavorare e raggiungere gli obiettivi prefissati. Gli aspetti politici mi interessano poco. E’ vero che i voti nell’assemblea sono stati 14 da un parte e 8 dall’altra. Ma è altrettanto vero che quei voti non rappresentano la volontà dei sindaci. Infatti sono stato contattato da amministratori di centrosinistra che erano disposti a contattare me. Poi c’è stata un’azione, probabilmente dello stesso consigliere regionale Franco Iacop su quegli amministratori che li ha portati a un voto politico. Tant’è che quei sindaci che hanno promesso il voto a me non si sono presentati alla votazione e hanno delegato i vicesindaci. Dunque, non si può parlare di volontà dei sindaci, ma piuttosto di decisione calata dall’alto. I sindaci di centrosinistra che mi avevano garantito sostegno erano almeno tre. 14 meno 3 fa 11 e 8 più 3 fa 11: saremmo finiti quantomeno alla pari».
Resta il fatto che Tondo l’ha nominata non rispettando il voto dell’assemblea e questo è un problema politico.
«Non voglio fare polemiche. In ogni caso sono certo che quanto successo non darà problemi. Ho già parlato con degli amministratori che hanno sostenuto Verona, i quali non hanno niente di contrario nei miei confronti. Prevedo, quindi, una mia gestione commissariale abbastanza tranquilla e condivisa. Sono disposto a collaborare con tutti, senza guardare alla collocazione politica».
Tornando alla riforma degli enti montani, lei aveva espresso una posizione critica sulla legge approvata dal Consiglio regionale.
«Sì, perché la proposta emersa dal gruppo ristretto dei sindaci era stata modificata. Però questa è oggi la legge e su essa bisogna lavorare. Bisogna dire anche che c’è una legge statale che verrà applicata anche alle regioni speciali nel caso non intervenissero con una loro riforma. Quella normativa è molto più drastica di quella approvata dal Friuli Venezia Giulia. E’ vero che la nostra legge svuota i Comuni di alcune competenze, ma quella statale li svuoterebbe del tutto, riducendoli a uno sportello”.
Ci sarà da tenere conto dei Comuni che vorranno far parte di un’Unione diversa da quella indicata oppure che vorranno restare fuori. Tarcento e Povoletto non vogliono entrare in un’Unione, Magnano in Riviera preferirebbe stare col Gemonese. Cividale…
«Cividale, dalle voci che sento, non vorrà stare nell’Unione. Comunque, l’ultima parola spetta alla Regione. Anche se non penso che arriverà a obbligare un comune grande come quello dello città ducale».
Il suo predecessore Tirelli era finito nell’occhio del ciclone per aver destinato fondi per la minoranza slovena a iniziative tese a negare la presenza degli sloveni nelle Valli del Natisone. Lei come si comporterà?
«Andrò con i piedi di piombo. Personalmente rispetto tutte le posizioni, senza voler prevaricare nessuno. Se uno si ritiene della minoranza slovena va rispettato. Come va rispettato chi ha cuore il nostro dialetto e le nostre tradizioni senza ritenersi sloveno e chi non ha interesse per queste cose. Se c’è una convivenza pacifica va tutto bene».
Ma non si possono destinare fondi per la minoranza slovena a chi lavora contro essa…
«Più di tanto questa non l’ho seguita. Però ero stato in Regione, da Slamic e Napoli, per iniziative a favore del nostro dialetto da realizzare nei nostri plessi scolastici. Mi hanno detto che c’erano fondi proprio a sostegno dei dialetti».
Ezio Gosgnach



