Mostra sugli arrotini
dall’11 febbraio a Villa Manin
Nella splendida cornice della Villa Manin di Passariano di Codroipo, più precisamente all’interno degli spazi espositivi ricavati nella barchessa di levante, sabato 11 febbraio, alle ore 12, verrà presentata la mostra etnografica «Gli arrotini della Val Resia/Ti rozajanski brüsarji. Una pratica produttiva tradizionale e collettiva dalla fine del ’700 a metà ’900» organizzata dal Comitato associativo monumento all’arrotino.
Costituita nel 1997 dalla volontà di 8 arrotini di erigere un monumento a ricordo degli arrotini della Val Resia, questa associazione gestisce a Stolviza di Resia un’allestimento etnografico permanente, dedicato all’arrotino, nato con l’intento di trasmettere alle generazioni future la memoria di un antico mestiere tradizionale delle genti dalla Val Resia.
Il mestiere dell’arrotino risale ai tempi in cui, ottenuta un’arma o un’attrezzo provvisto di lama, occorreva chi era capace di rimettere in sesto il filo, di tale lama, rovinato o consumato. Gia dalla fine del XVIII secolo gli abitanti di Resia, in particolare del borgo di Stolvizza, hanno cominciato a dedicarsi, in maniera prevalente, a questo mestiere che ha condizionato per alcuni secoli le sue genti e che oggi è quasi scomparso.
Questa arrività è derivata dal commercio ambulante dei venditori di spezie e di tessuti, i cosiddetti «kramar», di cui si hanno notizie certe, anche in Val Resia, già dal XVI secolo. L’arrotino era il lavoro prevalente per gli uomini ed i ragazzi, che già all’età di 10 – 12 anni emigravano con il padre. Questi movimenti migratori a carattere stagionale, che si svilupparono favorevolmente fino al primo conflitto mondiale, si svolgevno in due tempi: da fine gennaio ai primi di giugno, con rientro nello stesso mese per la fienagione, nuova partenza dopo ferragosto con rientro ai primi giorni di dicembre.
Le macchine usate per questa particolare attività potevano essere spinte a mano o, in una versione più leggera, portate a spalla. In seguito fu introdotto l’uso della bicicletta adattata per l’arrotatura. Le lame da arrotare venivano raccolte casa per casa, porta per porta ed ogni arrotino creava un certo itinerario e la sua clientela, ormai affezionata, lo sapeva attendere ad ogni suo passaggio. Il lavoro, incentivato dal bisogno e dalla passione, diventava sempre migliore e non avvenne per caso che gli arrotini della Val Resia fossero chiamati a servire anche i reparti di chirurgia di alcuni ospedali.
Questa attività continuò per quasi tutto il XX secolo sopprattutto per quelli che avevano avuto la fortuna imprenditoriale di aver acquistato un negozio, sia all’estero che in parecchie città dell’Italia settentrionale, sostituendo le vecchie attrezzature con i progressi della tecnologia.
Oggi la memoria di questo mestiere, quasi del tutto scomparso anche a Resia, è tenuta viva da un gruppo di arrotini che con tenacia continuano il loro lavoro e, nel contempo, organizzano numerosi eventi atti a far conoscere questa attività artigiana sia in Italia che all’estero. Il sodalizio si prefigge, altresi, lo scopo più ampio di non far dimenticare alle future generazioni i mestieri artigiani che hanno caratterizzato lo sviluppo economico del Friuli e dell’Italia post bellici.
Nella mostra, organizzata con la collaborazione dell’associazione culturale «Museo della gente della Val Resia» e dell’Azienda speciale Villa Manin, verranno esposti gli attrezzi indispensabili per lo svolgimento di questo mestiere: antiche macchine per arrotare, mole affilatrici di varie dimensioni, biciclette, oggetti da taglio, documentazione d’archivio e fotografica sul mestiere tradizionale della Val Resia. Verranno evidenziate, inoltre, le località frequentate dagli arrotini nei loro traffici commerciali ma anche le loro rimesse economiche e più in generale la storia e la cultura della Val Resia. La mostra rimarrà aperta fino al 4 marzo: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18; il sabato e la domenica dalle 10 alle 19.





