Massimo Laurencig
guida alpina professionale
Massimo Laurencig è guida alpina professionale del Friuli Venezia Giulia, abilitatato in tutte le attività legate al mondo alpino. Originario di Montefosca Massimo Laurencig, vive con la famiglia a San Pietro al Natisone.
Da dove nasce l’idea di diventare guida alpina professionale?
«Nasce da una forte passione, ma soprattutto è la conseguenza naturale dell’essere cresciuto in un paese di montagna, a stretto contatto con la natura e la fatica fisica quotidiana. Dal punto di vista fisico, quindi, in questa professione non ho incontrato difficoltà. Diverso è il discorso sul piano tecnico perché, per raggiungere lo stesso livello delle guide alpine di Courmayeur e Cortina, ho dovuto esercitarmi molto sulle Alpi Giulie e allenarmi correndo, con lo zaino sulle spalle, da Stupizza a Montefosca o sul Matajur, e sciando sul Monte Nero».
Qual è il percorso affrontato per intraprendere questa attività?
«È severo e oneroso. Mi ha assorbito completamente, tant’è che ho dovuto lasciare il lavoro per poterlo seguire. Sono quattro anni (due di teoria e due di pratica) di corso itinerante in giro per le Alpi, anche all’estero. I quattro anni sono necessari a conseguire il brevetto dell’Unione internazionale associazioni guide di montagna (Uiagm), che consente di esercitare l’attività in tutto il mondo, e ad arricchire il proprio bagaglio linguistico (oltre allo sloveno, dialettale e standard, Massimo, infatti, parla il tedesco, l’inglese e il francese). I costi sono elevati: 15.600 euro per l’iscrizione ai primi due anni e 5.000 euro agli ultimi due, escluse le spese per i trasferimenti ».
Si può vivere di questa attività?
«Sì, anche se i guadagni sono contenuti perché i costi del professionismo sono sempre alti, tasse e materiale compresi. Io esercito da 4 anni. In Italia sono 1.500 le guide alpine. 1000 vivono solo di questo lavoro. Ma questa professione comporta alcuni periodi di assenza dalla famiglia, specialmene nella stagione invernale, e richiede fiuto nel saper cogliere gli orientamenti più in voga. L’aspetto più entusiasmante è la vita immersa nelle stagioni e nei ritmi della natura, vissuta all’aria aperta senza orari e a contatto con molta gente. Il mio lavoro, che gestisco autonomamente attraverso il sito internet www.massimolaurencig.com, comporta un grosso carico di responsabilità. Per legge devo essere coperto da due assicurazioni, una delle quali con responsabilità civile e penale, e ho l’obbligo di intervenire in situazioni di pericolo anche quando le persone coinvolte non appartengono al mio gruppo, ma si trovano nei paraggi».
Qual è il bacino territoriale di utenza nell’ambito del quale esercita la sua attività?
«Lavoro in tutto l’arco alpino e prealpino. Avendo una figlia piccola (Maja, 20 mesi), mi appoggio alle varie agenzie che operano nelle Alpi e Dolomiti e che sono più vicine a casa. In Friuli, tranne in Carnia e nel Triestino, l’utilizzo della guida alpina è ancora allo stadio embrionale. Anche in Slovenia, dove ci sono i più forti alpinisti al mondo, le guide sono poco utilizzate. Faccio anche parte del collegio e della scuola delle guide alpine Fvg. Mi capita di affrontare lavori più brevi e istituzionali, quali rilievi per la neve d’inverno o per i consorzi.
Chi sono i suoi clienti?
«Tre sono tre le tipologie di riferimento: chi viene mandato da un consorzio, un albergo o un’agenzia e vuole perlustrare zone sconosciute seguendo degli standard; il turista che vuole dedicarsi a itinerari divertenti e belli; l’appassionato che vuole levarsi uno sfizio e farsi una salita impegnativa. Organizzo, inoltre, anche corsi per bambini, lavoro con le scuole e con i centri estivi».
Come si legge sul suo sito internet lei si occupa di arrampicata sportiva e su ghiaccio, scialpinismo, trekking e alpinismo. Per quali di queste attività c’è maggiore richiesta?
«Dipende dal periodo perché ogni attività ha la sua stagione. In Friuli c’è minore richiesta per l’arrampicata tradizionale di montagna su roccia, mentre è crescente quella per le vie normali di salita, che sono molto diffuse nelle Alpi Giulie».
Le discipline sportive di cui si occupa sono considerate dalla maggior parte delle persone sport pericolosi. Ma è davvero così?
«Qualsiasi attività è pericolosa se fatta senza un’adeguata preparazione fisica e tecnica. La cosa più importante è limitare al minimo i pericoli e affrontare l’attività in condizione di sicurezza. Quello che cerco di spiegare quando tengo i corsi è che non è il gesto tecnico e atletico a fare la differenza, ma l’essere riusciti a salire in sicurezza e soprattutto in piena autonomia e padronanza. Questo presuppone una buona conoscenza del territorio da parte della guida alpina, ma anche di chi pratica lo sport».
Lei offre un ricco menù di spedizioni e di corsi, pensati per ogni livello e stagione.
«Per le Valli del Natisone, del Torre, Val Canale e Resia le proposte sono limitate all’arrampicata sportiva, su roccia o allo scialpinismo. Quando sono in zona cerco di sfruttare le risorse a disposizione sul territorio. Uno dei miei obiettivi è, infatti, richiamare l’attenzione sulle tante potenzialità che offre il nostro territorio e che dovrebbero essere maggiormente valorizzato. In questo periodo, per esempio, sto chiodando dei nuovi siti di arrampicata nelle Valli del Natisone. Quello che cerco di far capire è che non è necessario effrontare grandi distanze, quando a pochi chilometri da casa le Prealpi Giulie, dal Predil a Sella Nevea, da Kranjska gora allo Jalovec, offrono un ambiente selvaggio, con percorsi adatti ad ogni grado di difficoltà».
E il nostro Matajur?
«È la montagna per tutti e per tutte le stagioni, una delle più frequentate durante l’anno. I pericoli sono contenuti, le pendenze non implicano grossi distacchi di valanghe e il divertimento è assicurato. Sono in tanti, dalla Slovenia, dal Triestino e Monfalconese, a salire le pendici del Matajur, per praticare lo scialpinismo, ma anche semplicemente per fare una passeggiata e godere dell’ampia panoramica, che, nelle giornate terse, domina verso il fondovalle fino al mare».





