La visita pastorale alla chiesa di san Lorenzo a Coia
S.Laurencij in villa Cuija filialem plebanatus Tarcenti. Eadem die a prandio (6 ottobre a pranzo Ð mezzogiorno) 1601. Il Visitatore si portò cavalcando alla Chiesa sotto l’invocazione di S. Lorenzo situata nella villa di Cuija, distante da Tarcento circa un miglio sul monte. Questa chiesa è fabbricata su fondo proprio, è circondata non dal cimitero ma da alberi e vigne dove si producono gran quantità di vini.
Esteriormente è ben intonacata, ha sull’apice del frontespizio (facciata) il campanile con piccola campana; ha la porta squarciata dal fulmine, nell’interno la Chiesa fu ritrovata mal pavimentata e le pareti non sono solo senza intonaco ma anche sporche e empiamente malusate per le varie iscrizioni e figure a carboncino indicanti nomi di donne di malaffare.
Su informazione della popolazione, ivi congregata alla presenza del sindaco e dei camerari: Sindaco Michele Coiano, camerario Giovanni del Bosco, Dominico Padana, Pietro Medico, Marco di Cosa, Marin Bera monacho (sacrestano), et Don Giovanni Tonar che è solito celebrare in detta Chiesa, dissero che loro non sanno chi abbia scritto queste furfanterie in questa chiesa, ma che la chiesa sta aperta il giorno delle feste e non sanno quel che si vengono a far dentro questi signori. All’interrogazione, dissero che consideravano le dette descrizioni oscene con sotto queste parole: Adriana Costantina signora mia et ti de mi P: D: C: 1598 adi 22 gennaio; che corrisponde al ripetuto nome di Andriana figlia della famiglia Costantina che stava a Tarcento, e che questa Andriana ora sta con la signora Livia, moglie del signor Hortensio Frangipani.
Ad altra interrogazione risposero che fu ritrovata nella stessa chiesa un’altra iscrizione con le medesime parole e dipinto un cuore con gli stessi nomi, ed altre iscrizioni oscene. 1601 addì 20 maggio: si esclude che qualche figliuolo di qui sia stato l’autore di tali scritture in quanto i predetti abitanti della Villa non sanno scrivere.
Il corpo della Chiesa è lungo tre passi e mezzo, largo tre, alto tre e mezzo, è ben coperto e al lato dell’Epistola sta il vaso dell’acqua benedetta e nella parete una finestra oblunga (gotica) con inferriata.
Su informazione dello stesso campanaro, quando suonava la campana si scaricò il fulmine sopra la chiesa suddetta, come appare sulla medesima facciata il segno.
Nello stesso corpo della Chiesa, al lato dell’Evangelo, vi è una certa immagine consunta di scultura lignea indecente. Alla fine dell’aula della Chiesa è la cappella (abside o coro), la quale comunica dietro con un vano appartato (sacrestia?), è dipinta con immagini consunte ed altre turpi nella parte inferiore delle pareti (zoccolo), e con immagini indecenti dei camerari.
Questa cappella è a volte (gotica), pavimentata, soggetta all’umidità, con una finestra inferriata con vetri al lato dell’Epistola; l’altare è abbastanza decente, ampio con lo sgabello di legno, e sopra l’altare sta un’Icona aurata con le immagini della Beata Vergine, del Santo Lorenzo e del Santo Vincenzo. Questa icona è stata percossa dal fulmine.
Il Signor Visitatore interdice la Chiesa fino a quando non sarà accomodata e idonea per la celebrazione delle Messe, sotto pena di sospensione a divinis per il sacerdote Giovanni Tonar fino quando in essa Chiesa non si potrà celebrare, donec et.
Davanti all’altare pende una lampada di auricalco che si accende nelle dette singole festività e all’occorrenza, piacendo, anche nella notte.
Ad interrogazione risposero che si usa celebrare in questa chiesa a S. Lorenzo e a S. Vincenzo, e nel giorno della consacrazione della Chiesa, la cui bolla fu esibita, l’ultima domenica di settembre.
Ad interrogazione risposero di essere obbligati a delle Messe celebrate dal loro cappellano slavo, in proporzione di una sola al mese.
Ad interrogazione risposero che a piacimento si usa dare dalla fabbriceria della Chiesa sedici soldi circa per l’amministrazione dei Sacramenti come si usa nei già ricordati paesi slavi circostanti o il quartese come si costuma a Villa Nova. In merito alle entrate della Chiesa sia in frumento come in vino complessivamente si raccoglie intorno alle trecento libbre, e sono amministrate anche in razioni da vendere al minuto dal camerario, il quale viene cambiato ogni anno. Ad interrogazione risposero che per i defunti camerari come per gli altri coloni debitori della Chiesa si fanno delle concessioni. Il Visitatore ordinò di addivenire ad un accomodamento.
Ad interrogazione risposero che tutto il popolo presente dellaVilla non vuole riscuotere i redditi dei livelli e gli affitti predetti della Chiesa, perché non possono essere riscossi in quanto i Signori di Tarcento non vogliono soddisfare con sentenza giudiziaria per la grande spesa che peserebbe sulla Chiesa.
Ad interrogazione risposero che la chiesa e la campana sono state consacrate insieme con l’altare come appare nella bolla di consacrazione.
Autore: Tarcisio Venuti
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