Sfilata transfrontaliera
Pust u Podboniescu
Il Pust valligiano ha il suo cuore nella grande sfilata che si è tenuta domenica 12 febbraio.
Più di 200 figuranti da tutte le Valli del Natisone e del Torre e dalla vicina Slovenia hanno animato le vie di Pulfero. Hanno sfilato i gruppi di Rodda, Mersino e Montefosca (Pulfero); Matajur di Savogna; Ponteacco (San Pietro al Natisone); Canebola di Faedis; Stregna; Masarolis di Torreano; Prossenicco di Taipana. A loro si sono aggiunti i sloveni, dall’area del Goriziano d’oltre confine, al territorio di Kobarid (Caporetto) fino a Tolmino e Cerkno.
Tra i più singolari gruppi carnevaleschi ci sono i Blumarji di Montefosca, da una parola austriaca, “blumen”, che significa fiore, a simboleggiare l’arrivo della primavera da sotto la coltre della neve. I Blumarji, infatti, sono vestiti completamente di bianco a rappresentare il manto invernale; sulla testa hanno un alto copricapo di paglia, il klabuk, finemente intrecciato a mano, a forma di albero stilizzato; dai rami pendono ciuffi di nastri colorati come fossero fiori. In mano un bastone, il pistok, e sulla schiena risuonano i campanacci, gli zuoni, legati con un particolare e singolare intreccio di corda. Ai piedi, sopra i calzettoni di lana grezza, fatti a mano, i neri zekì, calzature tipiche del luogo. Il corteo dei Blumarji è composto da giovani ragazzi del paese che corrono lungo un itinerario circolare particolarmente suggestivo, da sempre lo stesso, che racchiude le frazioni di Montefosca e Paceida. Il gruppo, in numero sempre dispari, compie lo stesso percorso tante volte quante sono le maschere che lo compongono; di tanto in tanto i ragazzi si arrestano ma solo per disporsi in cerchio, con uno di loro al centro, saltellando poi tutti insieme come in una antica danza rituale.
Altrettanto suggestivo il Pust di Rodda. La figura centrale del Carnevale corre e salta continuamente precedendo il corteo mascherato per le strade del paese; annuncia così, col suono dei suoi campanacci legati in vita con una corda, l’allegria delle maschere. Indossa un costume a strisce e nastri multicolori che porta anche sul suo alto copricapo a forma di corno. Tra le mani stringe le kliasce, tenaglie di legno estensibili, con le quali provoca disordine, caos, paura. Il piccolo strumento è ingannevole: scattando e allungandosi all’improvviso afferrare le gambe delle belle donzelle. Al seguito, a creare ancor più scompiglio, il diavolo, zluodij: tutto nero, la maschera lignea con due grandi corna, la temibile forca e una robusta catena con la quale l’arcangelo Michele tenta di tenerlo a bada. Il “buono” è l’agnulaz: ha le sembianze di un angioletto, vestito con una lunga tunica bianca, con sulle spalle una coppia di ali da cui spuntano l’aureola e i riccioli biondi.
Il Pustje di Masarolis, che arriva dal vicino comune di Torreano, prevede invece figure fisse che si muovono secondo uno scenario tradizionale, il “Te Crisnast”, ovvero quello della Croce, che prende il nome dalla forma del suo copricapo; rappresenta il bene, la primavera e la rinascita; veste in bianco, con pantaloni e tunica e sulle spalle porta una pelle di pecora senza dimenticare due file di campanacci sulla schiena. Il copricapo è alto un metro ed è ricoperto da una cascata di striscioline multicolori a indicare il carattere fiorito della primavera. È armato di bastone per cacciare “Te Cosnast”, cioè “quello della pelle”. Quest’ultima maschera rappresenta il male, l’inverno e la morte: vestiti scuri, pelliccia nera e parecchi campanacci sulla schiena. La sua calza è piena di cenere con cui intimorisce la gente. Li accompagnano le Minke, maschere femminili con la scopa in mano, per pulire e purificare il percorso prima del passaggio ei due protagonisti. Ballano, combinano guai e fanno scherzi. Il loro viso è orripilante. Al contrario, la “Ta Lepi”, sono maschere femminili che hanno il compito di portare il cesto e raccogliere doni durante il passaggio di casa in casa. Le loro gonne sono belle, lunghe e colorate; indossano uno scialle ricamato e un fazzoletto o un cappello in testa, per nascondere la capigliatura.
Dal vicino comune di Faedis, arrivano poi le maschere di Canebola, caratterizzate da una donna brutta e vecchia, la “Curla”, e un uomo dalle stesse fattezze, il “Gobbo”, dalla curva della sua schiena. Vestono abiti vecchi. La gobba viene realizzata col fieno; la “Curla” porta sulla schiena dei campanacci fissati con una particolare imbracatura molto simile a una gerla.
Da Montemaggiore di Savogna i “Te Gardi”, cioè i brutti, e i “Te Liepi”, cioè i belli. Assieme a loro c’è il “Berac”, che raccoglie i doni, il diavolo con l’angelo, la donna che porta il marito nella gerla, figura del tutto peculiare quest’ultima, chiamata in dialetto “baba, ki nose moza tu kosi”. Chiudono il suonatore e altre figure tradizionali.
Lietošnji pust bo paršu h kraju 21. febrarja, in seviede bo v zadnjih dneh, posebno veselo po naših dolinah, ki imajo zaries bogate pustne navade.
Še posebno veselo in lepuo bo v Ruoncu, v Marsinu, v vasi Matajur, v Čarnim varhu, v Sriednjem, v Mažeruolah, v Prosnidu, v Sedliščah in v Bili. V telih krajah so domači ljudje obvarvali stare pustne like, stare klabuke in oblieke ter navado, de skupine hodijo od vasi do vasi, od hiše do hiše. Klimapajo, godejo, plešejo, vsega uganjajo.
Takuo pustovanje parhaja iz starih paganskih cajtu, kàr so naši predniki praznovali prehod iz zime na pomlad. Z rapotanjam in vriskanjam so zbujali zemljo iz zimskega spanja. Tudi oblieke in obnašanje »te gardih« in »te liepih« upodoblja zimski in pomladni cajt. Na nieko vižo tudi venčno vojsko med te dobrim in te hudim, ki spremlja celo človieško življenje.
Zatuo je naš pust zaries poseban, Kakor tist, ki ga uganjano v Posočju. V Drežnici nad Kobaridam dielajo, de bi domači pust vpisali v seznam Unesco, ki zbiera vse kulturne bogatije na svietu. Tudi na naši strani bi bluo lepuo pomisliti na telo rieč.
Že dobro pa je, de je lietos Podbunieški kamun oživeu čezkonfinski pust, ki je biu v nediejo 12. febrarja v Briščah. Paršlo je kar 15 skupin: 11 z italijanske strani in 4 s slovenske. Bli so iz Marsina, Matajura, Mažeruol, Petjaga, Čarnega varha, Sriednjega, Hlodiča, Ruonca, Čaniebole, Prosnida, Cerknega, Vrsnega, Breginjskega kota in Kobarida; v adno skupino so dieli vse ostale pustuove iz Nediških dolin.
(Fotogallery: Giorgia Zufferli)





