Domenica 5 febbraio
Giornata nazionale per la vita
Domenica 5 febbraio anche nelle chiese delle Valli del Natisone si celebra la 34a Giornata nazionale per la vita indetta dalla Conferenza episcopale italiana, una ricorrenza partecipata che da anni ripropone la vendita delle primule, il cui ricavato è destinato ad iniziative per la difesa della vita, in particolare di quella più debole ed esposta, e alle necessità del territorio che presenta problemi legati alla situazione sociale specifica e il mondo dell’immigrazione.
La Giornata per la vita dovrebbe essere particolarmente sentita nelle nostre parrocchie in quanto il messaggio del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana – Cei si rivolge in particolare ai giovani che sono gli attori ed i responsabili del futuro della nostra terra.
Nel messaggio, che ha come tema «Giovani aperti alla vita» si legge che «educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso».
Il messaggio ricorda «non solo gli indici demografici», che nella Slavia assumono tinte terribili nei paesi di montagna, «ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono dell’esistenza».
Che fare? È necessario, continua il messaggio, educare i giovani alla vita offrendo loro «esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo».
Il messaggio insiste sulla responsabilità e il ruolo che ha l’adulto di proporre ai giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, senza facili moralismi e senza ipocrisie, una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita.
«È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare – prosegue il messaggio –. Per questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà».
«Chi ama la vita — conclude il messagio del Consiglio permanente della Cei – non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti.
La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio».





