12 maggio 2017 / 12. maj 2017

Che il dialetto sloveno torni in chiesa
Naj se slovenščina vrne v cerkev

9 DON GIACINTO MICONIRicorre quest’anno il 50° di sacerdozio dell’amministratore parrocchiale di Taipana/Tipana e Monteaperta/Viškorša, don Giacinto Miconi, ordinato sacerdote il 29 luglio 1967. Originario di Vergnacco di Reana, ha prestato inizialmente servizio a Udine, in viale Venezia, nella parrocchia di San Giuseppe, per due anni. Nel 1969 la partenza per il Brasile con un’esperienza pastorale come missionario durata oltre 44 anni, nella veste di «fidei donum»; qui ha seguito parrocchie molto popolose, anche superiori ai 50 mila abitanti, perlopiù in zone periferiche di Rio De Janeiro. Durante questo lungo periodo all’estero ha fatto raramente rientro in Friuli per riabbracciare i parenti e solo dal luglio 2014 si è trasferito definitivamente nella sua terra, mettendosi a disposizione dell’Arcidiocesi di Udine.
Uomo di grande umiltà, empatico, nonostante l’età don Giacinto non si è fatto spaventare dalle difficoltà di vivere in paesi di montagna. Col coraggio autentico dei sacerdoti che ben rappresentano la vera Chiesa ha deliberatamente scelto di vivere nella canonica di Taipana, disposto ad affrontare tutte le difficoltà dell’abitare in quota.
L’arrivo di un parroco che, dopo l’indimenticato don Mario Totis, ha deciso di risiedere nuovamente in canonica, per la comunità di Taipana è stata una notizia molto importante, vista la carenza e l’età dei sacerdoti dell’Arcidiocesi di Udine; una notizia che ha riempito di gioia i parrocchiani. Così, il primo marzo 2015, don Giacinto ha «inaugurato» una nuova fase della sua vita sacerdotale, celebrando la messa a Taipana e a Monteaperta.
«Si è subito distinto per voler, da buon pastore, incontrare tutte le persone, anche quelle che non frequentavano la chiesa, ascoltandone pazientemente le sofferenze, ma anche le gioie, invitando tutti i parrocchiani a una reciproca condivisione – dice il commissario straordinario, Maurizio Malduca –. Fin dalla prima messa ha sempre voluto mettere in risalto i veri valori cristiani prendendosi cura dei più poveri e abbandonati, incoraggiando la cultura dell’accoglienza. È per sua iniziativa e impegno personale che la canonica di Taipana ospita, da circa un anno, 4 profughi verso i quali don Giacinto si è sempre prodigato, in prima persona, anche materialmente. In questa accoglienza ha sempre visto una grande occasione di crescita spirituale di tutta la comunità, nello spirito più genuino del Vangelo».
Dopo un delicato intervento chirurgico, don Giacinto ha ripreso e continua a svolgere instancabilmente la sua missione nei paesi di Cornappo/Karnahta, Monteaperta/Viškorsa e Taipana/Tipana, onorando e partecipando con entusiasmo, oltre alle solennità di rito, a tutte le tradizionali feste e devozioni popolari. Così, nell’imminenza della festa giubilare per i suoi 50 anni, sarà naturale per la comunità preparare una festa, pur con la sobrietà e semplicità che don Giacinto ha sempre vissuto e raccomandato.
«Ciò che mi ha colpito – dice don Giacinto – è come, durante le messe, non sia stato intonato un canto della lingua madre di queste terre. Un vero peccato. In Friuli si canta in friulano, in Brasile in portoghese, mentre qui non si canta in sloveno. Non so se riuscirò a imparare questa lingua, ma credo che per chi la conosce e la parla sia importante proporla durante le celebrazioni, in chiesa».
«Nulla come la lingua madre – spiega – fa vibrare le corde della nostra anima. Siamo fatti di emozioni, di sensibilità, di sentimenti, di ricordi. E la musica e il modo di parlare dei nostri nonni, della nostra terra, quelle che ci sono entrate nel cuore fin da bambini, ci fanno sentire parte della realtà in cui viviamo, dove siamo cresciuti e alla quale apparterranno i nostri ricordi e il nostro sentire. Se dimentichiamo questi aspetti allora si perdono le peculiarità di una comunità, la sua vera ricchezza, il suo sentirsi unita: tutto si appiattisce. Non voglio introdurre forzatamente i canti in sloveno in chiesa, anche se lo ritengo più che opportuno. Sarà una decisione che, se assunta, dovrà essere condivisa e bene accolta da tutti i fedeli. Ringrazio il Signore per l’opportunità che mi ha dato, di vivere in questi nuovi splendidi territori, e ringrazio per il caloroso benvenuto che ho ricevuto». (Paola Treppo)

Župnijski upravitelj v Tipani in Viškorši, gospod Giacinto Miconi, bo letos zlatomašnik. Posvečen je bil v duhovnika pred 50 leti, 29. julija 1967. Gospod Miconi, ki prihaja iz Vergnacca pri Reani, je najprej dve leti služboval  v župniji San Giuseppe na ulici Venezia v Vidnu. Leta 1969 se je preselil v Brazil, kjer je kot misijonar ostal več kot 44 let. Tu je služboval v zelo velikih župnijah, kjer je bilo tudi več kot 50.000 prebivalcev in predvsem na periferiji mesta Rio De Janeiro. V tistih letih se je redko vrnil v Furlanijo, da bi videl sorodnike  Šele julija 2014 se je definitivno preselil v rojstno pokrajino, kjer se je ponudil Videnski nadškofiji.

Gospod Miconi je skromen in sočuten človek. Odločil se je, da bo bival v tipajskem župnišču z vsemi nevšečnostmi, ki so povezane z bivanjem v gorskih krajih. Potem, ko je nepozabljeni gospod Mario Totis tipajsko skupnost leta 2005 zapustil za vedno, je prihod novega župnika v župnišče zelo razveselil domačine. 1. marca 2015 je tako gospod Giacinto Miconi “otvoril” novo poglavje svojega duhovniškega življenja z mašo v Tipani in v Viškorši.

O njem Maurizio Malduca, izredni komisar Občine Tipana, pravi, da se je že od začetka odločil, da se bo srečal z vsemi domačini, tudi s tistimi, ki niso hodili v cerkev. Poslušal je njihovo trpljenje in njihovo veselje. Malduca je še razkril, da je Miconi vse od prve maše opozoril na pozornost za revnejše in zapuščene. Na njegovo pobudo vaško župnišče gostuje štiri begunce.

Po težkem operacijskem posegu je gospod Giacinto spet prevzel svoje funkcije v Karnahti, Viškorsi in Tipani, daroval maše in se udeležil vseh tradicionalnih praznikov in pobožnosti. Tako bo skupnost za njegovo zlato mašo pripravila praznik.

V svojih župnijah gospod Giacinto pogreša pa med mašami pesmi v domačem jeziku. Pri tem opozarja, da v Furlaniji pojejo v furlanščini in v Brazilu v portugalščini, medtem ko v Tipani ne pojejo v slovenščini. Obenem verjame, da je za tiste, ki slovensko narečje poznajo in govorijo, pomembno ga predlagati med cerkvenimi obredi. V cerkve bodo vsekakor slovenske pesmi uvedli, le če bodo vsi domači verniki dobro sprejeli ta odločitev.